Napoli è col fiato sospeso. Non capitava da anni. Il sangue di San Gennaro non si è sciolto: il miracolo che si rinnova tre volte l’anno non si è compiuto e per l’intera città è un segno infausto, in un 2020 già negativo per tutti i partenopei, alle prese con la pandemia Covid e con la crisi economica. Ultimo appello al Santo Patrono: ore 18 e 30. Se al terzo tentativo il grumo ematico rimarrà solido, la tradizione vuole che una catastofe potrebbe abbattersi sulla capitale del Mezzogiorno.

Sangue di San Gennaro, ultimo tentativo alle 18 e 30

Per ora due tentativi sono andati a vuoto. Prima questa mattina, poi alle 11 e 30, nonostante la seconda messa celebrata dall’Abate, Vincenzo De Gregorio. Alle 12 la teca è stata riportata nella Cappella del tesoro e sarà nuovamente ripresa alle 16.30. Alle 18.30 ci sarà la prova finale al termine di una messa celebrata alla presenza del cardinale Crescenzio Sepe. Sarà la celebrazione più sentita, durante la quale i fedeli pregano che sia dato loro e alla città tutta l’annuncio dell’avvenuto miracolo.

«Rivolgiamo la nostra preghiera a Dio perché dia forza e coraggio al nostro popolo per affrontare i momenti di questa pandemia che sta costringendo tutti a ripensare la propria vita e che sta causando molti problemi soprattutto ai più deboli e ai più fragili, e ai morti in solitudine che sono il dramma più grande», ha detto monsignor Vincenzo De Gregorio, abate della Cappella del Tesoro. Dei tre miracoli, la data del 16 dicembre è la ricorrenza meno conosciuta, rispetto a quella della processione del sabato che precede la prima domenica di maggio e quella canonica del 19 settembre.

Cosa succede se non si scioglie: le sciagure del passato

Se il miracolo non compie, i credenti temono che una catastrofe si abbatterà sulla città. Da temere i precedenti. Il primo è il 1631, anno di una delle eruzioni del Vesuvio più disastrose che la storia ricordì (dalla quale nacque il Monte Somma). La lava era ormai alle porte della città e stava per demolire i primi edifici, ma i napoletani si appellarono a San Gennaro, che da sempre protegge Napoli dalla potenza distruttrice del vulcano, portando in processione le ampolle del sangue con il busto del Santo Protettore al ponte dei Granili, il ponte della Maddalena. Il sangue si sciolse e il magma si arrestò improvvisamente risparmiando la città.

Gli altri precedenti illustri – e più recenti – nella storia religiosa di Napoli sono il 1939 e 1940, anni di inizio della Seconda Guerra Mondiale, il 1973, anno della diffusione del colera, e il 1980, anno del terremoto in Irpinia. Da questa tragica casistica, i partenopei temono che un sisma o un’eruzione vulcanica improvvisa possa colpire la Regione già messa in ginocchio dalla pandemia del virus.

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