Si tinge di giallo la vicenda di Tiziana Cantone. A distanza di quattro anni dalla morte della 31enne di Mugnano, la Procura di Napoli ha deciso di riaprire il caso. Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti il foulard che la giovane usò per impiccarsi.

Tiziana Cantone, il giallo del foulard: riaperto il caso dopo quattro anni

Secondo quanto riporta Il Mattino, a convincere i magistrati a rimettere mano ai fascicoli del processo due dettagli: la strana rimozione delle tracce informatiche da iPhone e iPad di Tiziana; i segni sul collo della 31enne e una ferita profonda due centimenti e mezzo che, secondo l’ipotesi della difesa, non sarebbero compatibili con uno strangolamento indotto da un foulard. All’epoca dei fatti la Procura non ritenne opportuno effettuare l’autopsia sul corpo di Tiziana, ma la mamma della ragazza, Maria Teresa Giglio, ha sempre chiesto di prendere in considerazione gli aspetti più oscuri del suicidio. Che sono tanti.

Oltre al solco da due centimetri sul collo, un buco d’ago rinvenuto nella parte interna del braccio, inizialmente ricondotto a una sorta di agopuntura, ma senza l’avvio di esami tossicologici che potessero scongiurare l’eventualità dell’assunzione di sostanze stupefacenti. E poi la testimonianza della zia di Tiziana, la prima che rinvenne il cadavere della 31enne. La donna spiegò che, intervenuta sul luogo della tragedia, sciolse il nodo del foulard alla gola della ragazza con una mano sola. Una versione del genere accredita l’ipotesi che la pashmina non fosse in tensione al punto da provocarne la morte. Infine la scomparsa di una catenina d’oro raffigurante Gesù Cristo dalla quale, spiega la mamma, Tiziana non si staccava mai. E’ stata rubata? Che fine ha fatto? Tutte suggestioni sulle quali la Procura di Napoli dovrà fare luce.

Al momento l’avvocato di famiglia ha ottenuto il dissequestro della pashmina di seta affidando a un medico di parte il compito di esprimere un parere tecnico a caccia di tracce biologiche. Dall’altro lato, invece, sono gli analisti della Emme Teat, consulente della parte offesa, che stanno facendo luce sulla cancellazione di alcuni dati informatici dai dispositivi usati da Tiziana Cantone. L’ipotesi di reato è frode processuale. Una svolta inedita nel tentativo di verificare se tutti i dati di cellulare e computer di Tiziana siano stati trasmessi alla Procura di Napoli nelle fasi successiva al suo decesso della 31enne.

 

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