Tangenti Lombardia, arrestata Lara Comi l’ex eurodeputata di Forza Italia

Tangenti Lombardia, arrestata Lara Comi l’ex eurodeputata di Forza Italia

Milano. Inchiesta “Mensa dei poveri”, Lara Comi ai domiciliari con il candidato leghista di Varese Orrigoni. In carcere anche l’ex direttore dell’agenzia per il lavoro Afol. L’ordinanza è stata firmata dal gip Raffaella Mascarino e chiesta dai pm Silvia Bonardi, Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri. Le accuse contestate sono a vario titolo, di corruzione, finanziamento illecito e truffa.

Tangenti Lombardia, arrestata Lara Comi

L’ex parlamentare esperta di marketing è coinvolta nel nuovo filone della maxi indagine, diretta dalla procura di Milano – Direzione distrettuale antimafia e condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Milano e dalla Compagnia di Busto Arsizio.

Sono state proprio le dichiarazioni ai pm di Caianiello, presunto “burattinaio” del sistema e interrogato diverse volte nei mesi scorsi, a confermare un quadro accusatorio già emerso dai primi racconti di imprenditori e indagati in Procura dopo il blitz.

Le accuse a Lara Comi

I pm contestano ai tre sette capi di imputazione, cinque dei quali riguardano Lara Comi (quattro per episodi per cui era già indagata). Uno riguarda l’accusa di corruzione per la consulenza a favore dell’avvocato Maria Teresa Bergamaschi incassata da Afol: 38mila euro per un doppio contratto, in parte (10mila euro) incassato dalla Comi.

Vicenda che costa il carcere per corruzione all’ex direttore Giuseppe Zingale, già indagato anche per istigazione alla corruzione per la nomina di Luca Marsico, ex socio del governatore Attilio Fontana, in un ente regionale.

Lara Comi deve anche rispondere di due imputazioni di truffa ai danni del Parlamento europeo. Sotto inchiesta il denaro retrocesso a Comi da un giornalista, suo addetto stampa, a cui Comi aveva aumentato lo stipendio (da mille a tremila euro mensili) per incassarne poi duemila ogni mese.

L’altra truffa è relativa a un contratto fittizio di consulenza come collaboratore al Parlamento europeo di Nino Caianiello, il “burattinaio” delle nomine e degli appalti al centro dell’inchiesta. Gli ultimi due capi di imputazione sono relativi al finanziamento illecito e alle fatture false per la finta consulenza da 31 mila euro incassata da una società di Marco Bonometti, attuale presidente di Confindustria Lombardia, e indagato per la stessa vicenda.

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