Pistola in faccia per rapinare l’auto ad una donna poi l’inseguimento, 2 arresti nel casertano

Pistola in faccia per rapinare l’auto ad una donna poi l’inseguimento, 2 arresti nel casertano

Caserta. I Carabinieri della Sezione Operativa di Marcianise e del Comando Stazione di San Nicola la Scala (CE) hanno dato esecuzione ad un’Ordinanza di applicazione della misura dalla Custodia Cautelare in Carcere emessa dall’Ufficio Gip del Tribunale sede, su richiesta, di questa Procura della Repubblica, nei confronti di S. C. cl 79 e N. G. cl. 96, ritenuti responsabili di reati di concorso in rapina aggravata, tentata estorsione e resistenza a pubblico ufficiale.

Le indagini, avviate nel mese di luglio 2018 a seguito della rapina patita da una donna nel comune di San Nicola la Strada, ad opera di due soggetti, hanno consentito di accertare le dinamiche criminali, permettendo di ricostruire nei minimi dettagli l’organizzazione del colpo e della successiva fuga.

I due rapinatori, avvicinatisi alla vittima mentre era ferma in auto, minacciandola con una pistola si impossessavano dell’autovettura, degli effetti personali e del telefono cellulari. Subito dopo il colpo sono fuggiti in direzione del comune di Caivano (NA). La vittima ancora in stato di shock, fermava un passante per allertare i carabinieri. Gli agenti di Polizia intercettavano l’auto della donna lungo viale Carlo III. Ne scaturiva un inseguimento che terminava nelle campagne di Caivano. I rapinatori si vedevano costretti ad abbandonare l’autovettura e a darsi alla fuga a piedi.

Rapina con la tecnica del “cavallo di ritorno”

Durante l’inseguimento la madre della vittima riceveva dal cellulare rapinato. La chiamata da parte di uno dei due soggetti che, tramite la cosiddetta tecnica del “cavallo di ritorno”, richiedeva la sua presenza, nel comune di Afragola, dove, una volta giunta, sarebbe stata avvicinata da un complice, e le avrebbe dato indicazioni su come ritrovare l’autovettura.

I tempestivi accertamenti svolti con l’acquisizione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, posti nella vicinanze del luogo del delitto con la fondamentale estrapolazione dei profili di DNA raccolti sui cappelli indossati dagli uomini — indumenti abbandonati all’interno dell’autovettura, hanno consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza, dei due uomini, destinatari dalla misura cautelare detentiva.

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