Piero Manzoni, “merda d’artista” venduta all’asta. Bio e opere

Piero Manzoni, “merda d’artista” venduta all’asta. Bio e opere

Piero Manzoni venduto all’asta per una cifra super. La scatoletta “merda d’artista” è stata aggiudicata per 275mila euro, compresi i diritti d’asta presso la casa milanese Il Ponte. Una delle opere più significative del provocatorio artista milanese degli anni ’60 è stata ceduta da un collezionista inglese. Ma quali sono le sue opere? E qual è la sua biografia?

L’opera di Piero Manzoni. Le scatolette di “merda d’artista”, in tutto 90,furono realizzate negli anni ’60.  Hanno un diamento di 6,5 centimetri e 4,5 d’altezza, sulle quali compare l’etichetta: ‘Merda d’Artista. Contenuto netto gr.30. Conservata al naturale. Prodotta e inscatolata nel maggio 1961′. Piero Manzoni, nato le 1933 e morto le 1963, a soli trent’anni (una morte per infarto), ne produsse 100, firmate e numerate (quella venduta a Milano, oggi celebre, è la scatoletta 69).

In realtà non si sa se l’etichetta dica il vero circa il contenuto, in quanto nessuna scatoletta è mai stata aperta, semplicemente perché un gesto simile le avrebbe fatto perdere il suo valore, che negli anni è andato sempre più crescendo, essendo ritenuto uno dei maggiori esempi di “provocazione artistica” della storia. Con questo gesto Manzoni aveva voluto compiere appunto una provocazione contro la mercificazione dell’arte e la società dei consumi che riusciva a trasformare tutto – anche gli “escrementi” – in qualcosa di valore.

La storia di “merda d’artista”. Il 21 maggio 1961, Piero Manzoni sigillò 90 barattoli di latta, identici a quelli per la carne in scatola, ai quali applicò un’etichetta, tradotta in varie lingue, con la famosa scritta. Sulla parte superiore del barattolo è apposto un numero progressivo da 1 a 90 insieme alla firma dell’artista. In realtà, non si sa se l’etichetta dica il vero circa il contenuto, in quanto nessuna scatoletta è mai stata aperta, semplicemente perché in questo modo avrebbe perso il suo valore, che negli anni è andato sempre crescendo, essendo ritenuto uno dei maggiori esempi di “provocazione artistica” della storia..

Attualmente i barattoli sono conservati in diverse collezioni d’arte in tutto il mondo (ad esempio l’esemplare numero 4 è esposto alla Tate Modern di Londra ed il barattolo 80 è esposto nel nuovo Museo del Novecento di Milano) ed il valore di ciascuno di loro è stimato intorno ai 70 000 €, prezzo assai superiore a quello fissato dall’autore. A Napoli nel Museo d’arte contemporanea Donnaregina (M.A.D.R.E.) è conservato il barattolo numero 12.

Biografia Wikipedia. Piero Manzoni è figlio di Egisto dei conti Manzoni originario di Lugo (RA) e di Valeria Meroni originaria di Soncino. Cresce a Milano, dove terminati gli studi classici presso i Gesuiti, nel Liceo Leone XIII (dove suoi compagni di scuola furono Nanni Balestrini e Vanni Scheiwiller), si iscrive alla Facoltà di Legge dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. La sua famiglia frequenta gli ambienti artistici milanesi[1] e Lucio Fontana, fondatore dello spazialismo, e celebre per i buchi e tagli sulla tela.

I suoi primi dipinti sono paesaggi e ritratti di stampo tradizionale ad olio. Nel 1955 inizia a dipingere con impronte di oggetti banali (chiodi, forbici, tenaglie ecc). Nel 1956 partecipa alla “IV Fiera mercato” del Castello sforzesco di Soncino e pubblica il manifesto Per la scoperta di una zona di immagini. Un testo breve, nel quale Manzoni anticipa alcuni punti essenziali delle tesi che svilupperà in altri documenti. Nel 1957 espone, con Ettore Sordini e Angelo Verga, in una collettiva alla galleria Pater di Milano e pubblica il manifesto Per una pittura organica.

È inoltre cofirmatario del Manifesto contro lo stile con il Gruppo Nucleare, con cui espone alla mostra “Movimento Arte Nucleare” presso la galleria San Fedele di Milano. Inizia a lavorare sulle tele Ipotesi, con materie come il gesso e la colla. E’ famoso a livello internazionale per i suoi Achrome e, appunto, per le “Merda d’artista”.