Immigrati costretti a lavorare come schiavi, blitz della Dda nel napoletano

Immigrati costretti a lavorare come schiavi, blitz della Dda nel napoletano

Blitz negli opifici dell’area nord: arresti e sequestri. La Squadra Mobile di Napoli ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di 6 cittadini bengalesi.

Le indagini, coordinate dall’Antimafia, grazie al decisivo contributo di alcuni coraggiosi cittadini bengalesi — già lavoratori alle dipendenze degli indagati – che hanno sporto denuncia contro i loro ex datori di lavoro, hanno consentito di disvelare l’esistenza, nella provincia di Napoli, di un sodalizio criminale posto in essere da cittadini bengalesi, da tempo residenti nella provincia di Napoli, dedito al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, finalizzata allo sfruttamento lavorativo caratterizzato dal reclutamento di operai dal Bangladesh indotti a venire in Italia con mendaci promesse di lavoro finalizzate di fatto allo sfruttamento del lavoro stesso, con conseguente intermediazione illecita.

Si è accertato, infatti, che i titolari di tre opifici tessili, di cui due ubicati a Casandrino ed uno a Grumo Nevano, avvalendosi di compartecipi in Bangladesh (in corso di individuazione), reclutavano numerosi connazionali che venivano convinti a venire in Italia con la promessa di un lavoro ben remunerato, contro il pagamento di somme oscillanti tra i 10/12.000 Euro che versavano all’organizzazione, la quale in cambio procurava loro nulla osta per l’ingresso ed il lavoro stagionale in Italia ottenuti mediante false dichiarazioni (in riferimento cioè ad imprenditori agricoli che mai sarebbero divenuti datori di lavoro), favorendo, di conseguenza, la permanenza degli stranieri sul territorio dello Stato al fine di sfruttarne l’attività lavorativa.

Si è inoltre acclarato, infine, che i cittadini bengalesi, ottenuto il visto di ingresso per lavoro subordinato, e giunti con normale volo di linea in Italia, venivano prelevati all’aeroporto da un complice dell’organizzazione che li conduceva a Casandrino, dove alloggiavano in appartamenti procurati dall’organizzazione stessa. Giunti sul posto capivano però le reali condizioni di lavoro, con turni massacranti fino a 14 ore al giorno con retribuzioni bassissime (circa 300 euro al mese). Se si ribellavano e chiedevano il permesso di soggiorno, venivano rispediti ai paesi d’origine.

Riscontrate durante le indagini anche le carenze igienico-sanitarie all’interno dei locali. I 3 opifici sono finiti sotto sequestro.

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