Da “Chillo va pazz pe te” a “A libertà”, quando la musica va a braccetto con la camorra

Da “Chillo va pazz pe te” a “A libertà”, quando la musica va a braccetto con la camorra

Napoli. Musica neomelodica e camorra. Un connubio che affonda nel radici nel passato. Un sodalizio “artistico” quello tra cantanti e boss del crimine organizzato che vanta precedenti illustri. Da quando il boss di Forcella, Luigi Giuliano, scrisse la celebre canzone “Chille va’ pazz pe’ te“, interpretata da Ciro Ricci. Un boom di copie vendute. Un successo che rimbalzò per mesi da balcone a balcone nei quartieri del centro storico come in periferia.

E’ di ieri invece il caso della canzone “A libertà”, che sarebbe stata scritta dal reggente della Vanella-Grassi, Umberto Accurso, e dedicata ai figli. Accurso è stato latitante due anni, prima di essere catturato in un appartamento a Qualiano. “Tu non lo sai che si prova a stare lontano dalla famiglia, con una moglie e un figlio che non posso mai abbracciare”, recita il brano spopolato su Youtube.

Gli intrecci musica neomelodica e criminalità organizzata partenopea non si fermano qui. Risale a qualche anno fa il caso di Nello Liberti, autore di “‘o capoclan”, pezzo che inneggia all’omertà e al malaffare. Liberti fu indagato per istigazione alla violenza per via della sua canzone. Il capoclan a cui fa riferimento la canzone è stato identificato in Vincenzo Oliviero, ucciso nel 2007 in un agguato di camorra; nel 2003, quando imperversava la faida tra i clan rivali Birra – Iacomino ed Ascione – Papale, Oliviero gestiva anche un’emittente abusiva, Radio Ercolano, di cui si serviva per comunicare con gli affiliati”.

Altro caso celebre nel mondo della musica neomelodica è anche quello di Raffaello. Le sue canzoni hanno fatto da colonna sonora di film come Gomorra di Matteo Garrone. Il noto cantante partenopeo vanta diversi precedenti penali, tra cui una rissa nel 2011 e un tentativo di corruzione ai danni di due agenti di Polizia. Clamorosa fu la sparatoria in un ristorante di Teverola della quale si rese autore.  Sparò all’indirizzo di un nipote di un noto boss locale che gli aveva sottratto un microfono e non voleva restiturglielo. Quella vicenda gli costò l’arresto.

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