Caso Fortuna, familiari contro i mezzi della polizia: “Devono marcire in galera”

Caso Fortuna, familiari contro i mezzi della polizia: “Devono marcire in galera”

Giornata movimentata davanti al Tribunale di Napoli ad Aversa dove è si è tenuta la seconda giornata di incidente probatorio per l’omicidio della piccola Fortuna Loffredo, violentata ed uccisa al Parco Verde di Caivano. I momenti di tensione si sono registrati all’arrivo dei mezzi della Polizia Penitenziaria con a bordo il presunto orco Raimondo Caputo e la compagna Marianna Fabozzi, madre delle 3 bambine ritenute super testimoni del caso. La nonna di Fortuna e altri familiari, infatti, hanno colpito con calci e pugni la portiera dei due mezzi inveendo contro Caputo e la compagna. “Mi hanno ucciso mia nipote, devono marcire in galera” ha urlato disperata la nonna della bimba. Una delle bambine interrogate nella giornata di ieri ha confermato le violenze che avrebbe subito da Caputo.

Per Pietro Loffredo, padre della piccola uccisa, il killer potrebbe essere ancora libero. “Chi ha ucciso mia figlia – ha affermato l’uomo – potrebbe essere ancora libero se è vero quello che mi hanno detto alcune persone e cioè che Raimondo Caputo (accusato dell’omicidio di Fortuna, ndr) era accanto a Fortuna quando l’hanno trovata”. Secondo la Procura, la prima persona che ha soccorso la bimba agonizzante è un altro inquilino del palazzo, Salvatore Mucci, arrestato l’anno scorso con la moglie con l’accusa di pedofilia ai danni della figlia di 12 anni.

Domenica Guardato, la madre, continua invece ad accusare Caputo e la compagna: “Non la perdonerò mai. Lei ha ancora le sue figlie. La mia, invece me l’hanno uccisa. Avrei preferito un milione di volte averla su una sedia a rotelle. Invece sono costretta a portale fiori sulla sua tomba. Per me le bambine nascondono ancora segreti”.

(fonte: Ansa)