Agguato a “Lelluccio” in Gomorra, uomo ucciso per errore come Lino Romano

Agguato a “Lelluccio” in Gomorra, uomo ucciso per errore come Lino Romano

Napoli. Sono tanti gli episodi di cronaca nera citati dalla serie Gomorra, in onda su Sky. Per chi non conosce la storia criminale di Napoli, collegare gli eventi narrati a quelli realmente accaduti può essere difficile, così come distinguere l’enfasi drammatica impressa dalla narrazione televisiva, dalla crudezza dei fatti reali. In pochi – solo quelli che conservano la dolorosa memoria dell’accaduto – avranno riconosciuto l’omicidio di Pasquale Romano, detto Lino, nella puntata del 7 giugno.

I ragazzi “del vico”? Nella realtà è il clan di via Vanella Grassi

Nella fiction i ragazzi “del vico”, ovvero il gruppo staccatosi dal clan dei Savastano, vogliono la testa di Lelluccio, figlio di Scianel, la potente donna boss che controlla Secondigliano insieme agli altri capi dell’Alleanza. I guagliune do’ viche, altri non sono che il gruppo di via Vanella Grassi, costola del clan di Lauro, poi rivoltatasi contro la storica famiglia della periferia nord per ritagliarsi un ruolo indipendente nel traffico di droga. L’obiettivo designato nella realtà è proprio uno degli uomini dei “Girati della Vanella Grassi” – che nella serie, al contrario, appaiono come mandanti. Domenico Gargiulo avrebbe dovuto essere ucciso il 15 ottobre 2012 per ordine del clan Abete, nel contesto della guerra che vedeva contrapposto il sodalizio Abete-Abbinante e quello di via Vanella Grassi.

L’omicidio di Lino Romano

Nella fiction i sicari sparano contro un giovane che credono essere il boss Lelluccio mentre esce da un palazzo: nella realtà, anche. Salvatore Baldassarre, il killer, fa fuoco al via libera dalla basista Anna Altamura contro un ragazzo che si trova nell’atrio delle palazzine popolari a Marianella. È Lino Romano, 30 anni, operaio, estraneo alla camorra, che in quel cortile si trovava per salutare la fidanzata. Gargiulo si trova chissà dove e verrà arrestato un anno dopo. All’epoca dei fatti l’assassinio di un innocente nella ferale lotta per il potere tra i clan indignò profondamente la città. Rivederlo nella fiction, per quella parte del pubblico che ha assistito ai fatti da vicino, è stato un pugno nello stomaco. Per la morte di Lino sono stati condannati all’ergastolo Giuseppe Montanera, il boss del clan Abete ritenuto il mandante nel delitto e Giovanni Vitale, detto “Gianluca”, organizzatore materiale dell’agguato.

Fonte: Fanpage.it