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Trapianto al Monaldi, le accuse dei pm a Oppido: pressioni su infermiere e referti falsati

Avrebbe usato «modalità aggressive» contro almeno due infermiere presenti in sala operatoria, «nel tentativo di intimidire il personale non medico che aveva partecipato all’intervento chirurgico». È quanto emerge dalla richiesta di interdizione firmata dai pm nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo.

Trapianto al Monaldi, le accuse al chirurgo Oppido: pressioni su infermiere e referti falsati

 

Come ricostruisce Il Mattino, al centro delle indagini la condotta del chirurgo pediatrico Guido Oppido, che – secondo l’accusa – avrebbe fatto leva «sulla propria preminenza gerarchica» nei confronti del personale infermieristico che «aveva correttamente posto in essere il proprio lavoro». L’inchiesta, coordinata dal pm Giuseppe Tittaferrante e dall’aggiunto Antonio Ricci, ipotizza il reato di falso a carico di Oppido e della sua vice, Emma Bergonzoni.

I magistrati puntano a fare chiarezza sull’intervento del 23 dicembre all’ospedale Monaldi, quando fu espiantato il cuore del piccolo prima ancora di verificare le condizioni dell’organo donato arrivato da Bolzano. Sotto la lente anche quanto accaduto dopo l’operazione, tra il silenzio nei confronti dei genitori e una presunta versione non veritiera dei fatti.

“Alla famiglia è stata occultata la verità”

 

Durissima la valutazione dei pm sul rapporto con la famiglia: «Ai familiari del bambino è stata occultata la verità, tradendo irrimediabilmente quel rapporto fiduciario che lega il medico al paziente, tanto più in un caso come questo, in cui i genitori del piccolo Domenico avevano letteralmente affidato la vita del figlio ai sanitari coinvolti, riponendo in loro e nella riuscita dell’intervento la fiducia e la speranza di una nuova vita».

L’accusa di falso ideologico riguarda in particolare il referto operatorio, ritenuto «una ricostruzione mendace delle fasi temporali dell’operazione di trapianto», redatta – secondo i pm – per nascondere che l’espianto del cuore era iniziato prima dell’arrivo dell’organo da impiantare.

Le testimonianze delle infermiere

 

Decisive le testimonianze delle infermiere presenti in sala. Valentina Terracciano ha riferito che l’intervento iniziò alle 14.18 «quando il cuore donato era ancora fuori dall’ospedale». A confermare le tensioni anche la ferrista Rossella Cardenio, convocata il 10 febbraio nello studio del chirurgo: «Con modi aggressivi e autoritari – dice la ferrista – Oppido voleva impormi la sua versione dei fatti. Iniziava a prospettarmi una ricostruzione dei fatti difforme rispetto a quanto accaduto. E io risposi: “dottore io ricordo tutt’altro”».

Nel confronto, Oppido avrebbe insistito sulla ricostruzione dei tempi operatori: «Ma come è possibile che io abbia fatto una cosa del genere?» e ancora «A volte mi piacerebbe che voi capiate che state facendo». Parole che non hanno convinto la testimone, fino alla replica: «Ma che motivo aveva la Terracciano a scrivere un falso?».

Secondo l’accusa, nel referto i due medici «attestavano falsamente che la cardiectomia sul paziente iniziava contestualmente alla presenza in sala operatoria della equipe di espianto e all’apertura del contenitore che custodiva l’organo da impiantare». Oppido e Bergonzoni, assistiti dai rispettivi legali, sono ora attesi davanti al gip per fornire la propria versione dei fatti.

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