E’ stato arrestato oggi, 18 dicembre, Graziano Mesina, dopo un anno di latitanza. Noto anche con lo pseudonimo di Gratzianeddu, Messina è considerato il più famoso esponente del banditismo sardo del dopoguerra.

Chi è Graziano Mesina, il latitante più pericoloso d’Italia catturato dopo un anno di fuga

È conosciuto per le numerose evasioni (ventidue, di cui dieci riuscite) e per il suo ruolo di mediatore nel sequestro di Farouk Kassam.

Il primo arresto avvenne  nel 1956 all’età di 14 anni per porto d’armi abusivo, in quanto fu trovato in possesso di un fucile calibro 16 rubato. Nel maggio del 1960 venne arrestato nuovamente per aver sparato in luogo pubblico. Portato nella caserma dei carabinieri, riuscì ad evadere dopo aver forzato la porta della camera di sicurezza.

Dopo una breve latitanza sulle montagne intorno ad Orgosolo, si costituì per le insistenze della famiglia e del suo avvocato. Venne condannato a sei mesi di reclusione per l’evasione al quale si aggiunse un mese per il possesso della pistola e portato nel carcere di Nuoro. Nel luglio dello stesso anno, mentre Mesina era ancora in carcere, viene rapito e poi ucciso Pietrino Crasta, commerciante di Berchidda.

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Il 26 marzo 1968 il bandito sardo venne catturato in seguito ad un normale controllo dalla polizia stradale alle porte di Orgosolo. E successivamente fu rinchiuso nel carcere di Nuoro. Da questo momento in poi per questi inizia un lungo periodo di detenzione in diverse carceri italiane tra cui Volterra e Regina Coeli. Col suo arresto la stagione della rinascita del banditismo in Sardegna ebbe termine.

Il 20 agosto dello stesso anno, Mesina riuscì a fuggire insieme ad un gruppo di detenuti, tra cui uno dei leader dei NAP, Martino Zichitella, dal carcere di massima sicurezza di Lecce. Proseguì la latitanza fra Roma, Milano, Torino, Genova, Bologna, Trento.

Il 26 gennaio del 1977 partecipò al sequestro dell’industriale calzaturiero Mario Botticelli, in provincia di Ascoli Piceno. Il 16 marzo 1977 venne arrestato a Caldonazzo, in provincia di Trento, durante una perquisizione in un appartamento.

Trascorre la detenzione nelle carceri di Favignana, Trani, Fossombrone, passa per Cuneo e Novara, dove rimane due anni. Alla fine del 1982 venne trasferito a Porto Azzurro. Nel 1984 ottenne un permesso di tre giorni, per tre ore al giorno per rivedere la madre ad Orgosolo. Il 12 aprile ottenne un permesso di dodici ore per far visita al fratello a Crescentino, nel Vercellese.

Allo scadere delle dodici ore non fece ritorno nel carcere di Vercelli. Raggiunse a Milano Valeria Fusè, una ragazza che aveva iniziato a scrivergli nel carcere di Novara. I due si rifugiarono in un appartamento di Vigevano. Il 18 aprile nell’appartamento dove si nascondevano fecero irruzione i carabinieri che arrestarono entrambi. 

Il sequestro Kassam

Nel 1992, durante la vicenda del sequestro del piccolo Farouk Kassam, Graziano Mesina interviene in Sardegna durante uno dei suoi permessi, con la funzione di mediatore, nel tentativo di trattare la liberazione con il gruppo di banditi sardi responsabili del sequestro del bimbo rapito a Porto Cervo il 15 gennaio e liberato a luglio.

Le circostanze della liberazione non sono mai state del tutto chiarite. Alla versione della polizia e del governo, che ha sempre negato che fosse stato pagato un riscatto, si contrappone quella di Mesina ribadita in alcune interviste, secondo cui la polizia pagò circa un miliardo di lire per il rilascio dell’ostaggio, aiutando la famiglia del bambino a soddisfare le richieste dei rapitori.

 

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