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E’ gelida, quasi inumana, Martina Patti. Quando confessa l’omicidio della figlia di 5 anni, Elena del Pozzo, non mostra segni di coinvolgimento emotivo. Fornisce i dettagli del delitto in maniera quasi meccanica, poi si ferma, spiegano che i ricordi sono annebbiati.

Elena uccisa con un coltello da cucina dopo aver guardato i cartoni animati

La piccola è stata uccisa al rientro dall’asilo. Dopo aver guardato i cartoni animati e mangiati un budino, Elena sarebbe stata condotta nel campo e  brutalmente dalla mamma con un coltello da cucina. Una serie di fendenti che non hanno lasciato scampo alla bimba che avrebbe compiuto 5 anni a luglio. Poi la madre killer ha raccolto il corpo insanguinato e l’ha chiuso in cinque sacchi di plastica e infine l’ha seppellito. Solo a quel punto si è recata dai carabinieri denunciando il rapimento da parte di tre uomini incappucciati. Una messinscena che non ha retto agli riscontri investigativi, in particolare alle telecamere di videosoverglianza presenti nella zona dell’asilo.

Le parole di Martina Patti: “Avevo una forza mai sentita prima”

«Quando ho colpito Elena avevo una forza che non avevo mai percepito prima – ha spiegato agli investigatori -. Non ricordo la reazione della bambina mentre la colpivo, forse era ferma, ma ho un ricordo molto annebbiato. Quando l’ho colpita, non mi è passato nessun pensiero, era come se in quel momento fossi stata una persona diversa».

Martina Patti ha poi precisato di aver portato a termine l’omicidio a termine in maniera solitaria, dopo essere andata a prendere Elena all’asilo utilizzando un coltello da cucina.  «Quando ho preso mia figlia all’asilo siamo andate a casa mia – ha spiegato -, Elena ha voluto mangiare un budino poi ha guardato i cartoni animati dal mio cellulare. Io intanto stiravo…in serata saremmo dovute andare da un mio amico per il suo compleanno ed Elena era contenta…poi siamo uscite per andare a casa di mia madre, ma poi ho rimosso tutto».

Invece che andare al compleanno, l’avrebbe condotta nel campo vicino casa per colpirla: «Era la prima volta che portavo la bambina in quel campo…ho l’immagine del coltello, ma non ricordo dove l’ho preso. Non ricordo di aver fatto del male alla bambina, ricordo solo di aver pianto tanto». L’uso del coltello da cucina è confermato dalla prima ispezione cadaverica: «Il corpicino della bambina, all’esito dell’ispezione medico legale – spiegano gli inquirenti, ha evidenziato molteplici ferite da armi da punta e taglio alla regione cervicale e intrascapolare».

La confessione è arrivata ieri alle 12 e 50 presso la caserma di Catania. «È stato un interrogatorio drammatico di donna distrutta e molto provata che ha fatto qualcosa che neppure lei pensava di poter fare”, agendo come se “qualcuno si fosse impadronito” di lei», ha dichiarato l’avvocato difensore Gabriele Celesti.

Il movente della gelosia

Il movente è ancora poco chiaro. Ma sembra che la donna abbia agito per gelosia. Non tollerava che la piccola Elena si stesse affezionando alla compagna del papà. Una rivalità che avrebbe innescato il raptus omicida. I familiari di Alessandro del Pozzo, tra l’altro, hanno rivelato che Martina Patti avrebbe già usato violenza in passato contro la bimba, sebbene niente potesse far presagire l’epilogo drammatico del delitto.

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