Quattro colpi di fucile contro l’auto di Raffaele Afeltra, storico boss dell’area dei Monti Lattari. Un agguato che avrebbe avuto proprio lui come obiettivo, mentre il genero, alla guida della Fiat Panda, è rimasto illeso. Un particolare tutt’altro che secondario e sul quale si concentra adesso l’attenzione degli investigatori. Il commando avrebbe infatti avuto la possibilità di colpire anche il conducente, ma non lo avrebbe fatto. Una circostanza che rafforzerebbe l’ipotesi di un’azione mirata contro Afeltra e apre nuovi interrogativi sul movente dell’agguato e sugli attuali equilibri criminali del territorio.
L’agguato contro Raffaele Afeltra
La Panda percorre la ripida strada che conduce al terreno del boss, in località Zappino. In prossimità di una curva a gomito scatta l’agguato. Partono quattro colpi di fucile calibro 12. Tre non raggiungono il bersaglio, mentre un altro centra la vettura. Afeltra sarebbe il vero obiettivo dell’azione di fuoco.
Il genero, che si trova al volante, riesce invece ad allontanarsi. Nel tentativo di lasciare rapidamente la zona perde il controllo della Panda, che finisce fuori strada. Una volta compreso di essere fuori pericolo, vengono lanciati i soccorsi e avvertiti i familiari. Sul posto arrivano i carabinieri del Nucleo investigativo di Torre Annunziata e della Compagnia di Castellammare di Stabia. Inizia una lunga notte di accertamenti, con i militari impegnati a ricostruire la dinamica dell’agguato e soprattutto il punto dal quale sono stati esplosi i colpi.
Il genero risparmiato dal commando
È proprio il comportamento degli aggressori a rappresentare uno degli aspetti più significativi dell’inchiesta. Il genero di Afeltra era alla guida dell’auto e, secondo la ricostruzione al vaglio degli investigatori, il commando avrebbe avuto la possibilità di colpirlo. Eppure è rimasto illeso.
Gli inquirenti dovranno stabilire se sia stata una conseguenza della rapidità dell’azione oppure una scelta precisa. Se quest’ultima ipotesi dovesse trovare conferma, diventerebbe ancora più evidente la volontà di concentrare l’azione esclusivamente contro Afeltra. Un elemento che potrebbe aiutare anche a comprendere il messaggio criminale dietro l’agguato.
Chi è Raffaele Afeltra, storico boss dei Monti Lattari
Raffaele Afeltra è considerato una figura storica della criminalità organizzata dell’area dei Monti Lattari, protagonista degli equilibri maturati tra gli anni Ottanta e Novanta e ritenuto per lungo tempo ai vertici della componente Afeltra-Di Martino.
Dopo una lunga detenzione, il suo nome era rimasto legato soprattutto alla vecchia stagione delle faide. Ma l’agguato riporta inevitabilmente l’attenzione sulla sua figura e sul peso che potrebbe ancora avere negli equilibri criminali del territorio.
Negli ultimi anni, infatti, anche la geografia criminale dei Lattari sarebbe profondamente cambiata. Alla struttura dei gruppi tradizionali si sarebbero affiancate realtà più ristrette, interessate soprattutto agli affari legati alla droga, alle estorsioni e al controllo delle attività economiche.
Il precedente dell’omicidio di Carmine Zurlo
Nell’analisi dello scenario investigativo torna anche il precedente di Carmine Zurlo, scomparso nel marzo del 2022 e ritenuto dagli investigatori vittima di un omicidio maturato all’interno degli ambienti criminali. Secondo la ricostruzione investigativa, Zurlo avrebbe trattenuto parte di una somma proveniente da un’estorsione. Per quell’omicidio sono stati arrestati due presunti esecutori, mentre Francesco Di Martino risulta indagato. Un precedente che viene ora riletto alla luce del nuovo episodio, anche se saranno le indagini a stabilire l’eventuale esistenza di collegamenti.
Clan dei Lattari, l’ipotesi di un nuovo riassetto criminale
La domanda alla quale gli investigatori cercano ora di dare una risposta è soprattutto una: perché colpire Raffaele Afeltra proprio adesso? Una delle piste porta a una possibile trasformazione degli equilibri criminali nell’area dei Lattari. Non necessariamente una guerra aperta tra clan contrapposti, ma un possibile riassetto interno dello stesso sistema criminale, alimentato dagli interessi economici legati soprattutto alle estorsioni e al traffico di stupefacenti.
Al momento si tratta di ipotesi investigative. L’agguato, però, rappresenta un segnale che gli inquirenti considerano significativo. Il fatto che Afeltra sia stato individuato come bersaglio mentre il genero alla guida sia rimasto illeso potrebbe fornire una chiave importante per comprendere natura e finalità dell’azione. Le indagini proseguono per identificare gli uomini del commando, ricostruire il movente e soprattutto capire se dietro i quattro colpi esplosi contro l’auto del boss si nasconda un nuovo capitolo nella ridefinizione degli equilibri criminali dei Monti Lattari.







