Logoteleclubitalia

Il pagamento da 20mila euro al boss dei Casalesi per uccidere la donna: “Almeno cinque o sei coltellate”

Il pagamento da 20mila euro al boss dei Casalesi per uccidere la donna: "Almeno cinque o sei coltellate"

Cinque persone fermate e un presunto piano omicidiario ricostruito nei minimi dettagli. È quanto emerge dal decreto di fermo della DDA, che descrive, secondo l’ipotesi accusatoria, l’organizzazione dell’omicidio di una donna. Per gli investigatori della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli non si trattava più di semplici minacce o di un progetto rimasto sulla carta. È questo il quadro contenuto nel decreto di fermo eseguito nei confronti di Vincenzo Russo, Andrea Autiero, Aniello De Luca e Giuseppe Severino, accusati, a vario titolo, di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso e di altri reati.

Il presunto mandato: 20mila euro per uccidere l’avvocata

Secondo la ricostruzione contenuta nel decreto, Vincenzo Russo, ex compagno della donna, avrebbe rivestito il ruolo di mandante del progetto omicidiario. La Procura sostiene che sarebbe stato lui a ingaggiare Andrea Autiero, boss del clan dei Casalesi, e gli altri concorrenti materiali, concordando un compenso complessivo di 20mila euro per l’esecuzione del delitto. Di questa somma, 5mila euro sarebbero già stati consegnati ad Andrea Autiero come acconto, mentre il saldo sarebbe stato corrisposto dopo l’omicidio. Per gli inquirenti, proprio questo accordo economico rappresenta uno degli elementi che dimostrerebbero come il progetto avesse ormai superato la fase delle intenzioni.

«La dobbiamo prendere»

Le intercettazioni riportate nel decreto descrivono un gruppo che, secondo gli investigatori, discute ormai apertamente delle modalità con cui entrare in azione. In una delle conversazioni più significative uno degli interlocutori afferma: «La dobbiamo prendere… la dobbiamo prendere per forza». La risposta arriva subito dopo: «Quando scende dalla macchina, la prendiamo». Poco più avanti il dialogo prosegue con un riferimento al luogo dove condurre la vittima: «La dobbiamo portare in campagna… là non ci vede nessuno». Per la DDA, questi passaggi dimostrerebbero che il piano era ormai entrato in una fase operativa.

I sopralluoghi tra Giugliano, Melito e Gricignano

L’attività investigativa ricostruisce numerosi spostamenti tra Giugliano, Melito e Gricignano di Aversa, luoghi dove, secondo la Procura, gli indagati si sarebbero incontrati per pianificare gli ultimi dettagli. Le telecamere di videosorveglianza e i servizi di osservazione documentano ripetuti passaggi nei pressi dell’abitazione della dona, fotografie dell’immobile e verifiche sugli orari di uscita e rientro. Per gli inquirenti non si sarebbe trattato di semplici controlli, ma di sopralluoghi finalizzati a individuare il momento migliore per colpire.

«Ti do le chiavi della casa e l’aspettate là»

Tra le conversazioni riportate nel decreto emerge anche quella relativa alla disponibilità di un’abitazione che, secondo gli investigatori, avrebbe dovuto essere utilizzata come base operativa. In un dialogo uno degli interlocutori dice: «Ti do le chiavi della casa e l’aspettate là». Poco dopo si parla della necessità di trovare una «casa sicura», un luogo appartato dove attendere la vittima e portare a termine il piano senza destare sospetti.

Le intercettazioni affrontano poi il tema delle armi e delle modalità con cui, secondo la Procura, avrebbe dovuto essere eseguito il delitto. In uno dei passaggi più inquietanti riportati nel provvedimento, uno degli interlocutori afferma: «Gliela fai accoltellare… almeno cinque o sei coltellate». In altre conversazioni il gruppo valuta invece l’utilizzo di una pistola, discutendo del rumore che gli spari avrebbero potuto provocare e della necessità di procurarsi un’arma attraverso persone ritenute affidabili.

Auto, telefoni e contromisure

Le intercettazioni raccontano anche gli accorgimenti che il gruppo avrebbe studiato per ridurre il rischio di essere scoperto. Si parla delle auto da utilizzare, di telefoni dedicati e delle precauzioni da adottare durante gli spostamenti. In un’altra conversazione uno degli interlocutori propone: «Ci fermiamo là, aspettiamo che esce».

Gli attentati intimidatori

Nel decreto trovano spazio anche gli episodi avvenuti nella notte del 30 aprile, quando furono esplosi colpi d’arma da fuoco contro l’abitazione di un imprenditore Michele Scarano e contro il distributore con annesso bar-tabacchi riconducibile alla famiglia del sindaco di Gricignano di Aversa, Vittorio Lettieri. Secondo la DDA, anche questi episodi sarebbero riconducibili allo stesso gruppo e avrebbero avuto una finalità intimidatoria, richiamando il metodo mafioso contestato agli indagati.

Ti potrebbe interessare

Torna in alto