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Vicenza, il presunto attentato della camorra era una messinscena: giornalista di 20 anni indagato

Quello che per mesi era stato raccontato come un presunto attacco della camorra contro un giovane giornalista potrebbe in realtà essere stato orchestrato dalla stessa presunta vittima. La Procura di Vicenza ha iscritto nel registro degli indagati Adriano Cappellari, 20 anni, collaboratore di Enego (Vicenza), contestandogli i reati di incendio, calunnia, simulazione continuata di reato, procurato allarme e truffa ai danni dello Stato.

L’inchiesta rappresenta una svolta clamorosa in una vicenda che aveva suscitato grande attenzione mediatica e istituzionale, tanto da spingere anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a esprimere pubblicamente solidarietà al giovane.

Il pacco bomba davanti casa

L’episodio che aveva fatto esplodere il caso risale alla sera del 30 maggio, quando un ordigno artigianale venne fatto esplodere nei pressi dell’abitazione del giornalista. Il pacco incendiario era stato collocato vicino al cancello della casa confinante, accompagnato da una lettera scritta con inchiostro rosso contenente minacce rivolte allo stesso Cappellari, alla premier Meloni e a don Maurizio Patriciello, il parroco simbolo della lotta alla criminalità a Caivano. In un primo momento l’episodio era stato interpretato come un’intimidazione riconducibile agli ambienti della criminalità organizzata.

Le telecamere e i sospetti degli investigatori

Le indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Bassano del Grappa, coordinate dalla Procura di Vicenza, hanno però indirizzato gli accertamenti verso una ricostruzione completamente diversa.

Le immagini delle telecamere di videosorveglianza mostrerebbero una persona con il volto coperto mentre si avvicina all’abitazione, lancia una busta oltre la recinzione e deposita un contenitore con materiale incendiario prima di allontanarsi. Secondo gli specialisti del Raggruppamento Investigazioni Scientifiche, altezza e corporatura dell’autore sarebbero compatibili con quelle del ventenne.

Gli acquisti online

A rafforzare il quadro investigativo ci sarebbero anche gli accertamenti eseguiti sul materiale recuperato dopo l’esplosione. Gli investigatori sono riusciti a risalire alla provenienza delle bombolette di gas e dell’alcol utilizzati per confezionare l’ordigno, nonostante le etichette fossero state rimosse.

Dalle verifiche sarebbe emerso che, alcune settimane prima dell’attentato, Cappellari avrebbe acquistato online cartucce di gas butano-propano e bottiglie di alcol denaturato della stessa tipologia di quelle impiegate nell’esplosione, utilizzando una carta di credito a lui intestata e indicando il proprio numero di telefono per la consegna. Secondo la Procura, gli ordini sarebbero stati recapitati proprio a Enego e rappresenterebbero gli unici acquisti di quei prodotti effettuati in quell’area attraverso la piattaforma di e-commerce individuata dagli investigatori.

La ricostruzione della serata

Anche gli orari registrati dalle telecamere sarebbero ritenuti significativi. Le immagini mostrano il giovane rientrare a casa poco prima dell’esplosione e ricomparire successivamente mentre riprende con il cellulare l’intervento dei soccorsi. Per gli investigatori, il tempo trascorso tra le due riprese sarebbe compatibile con quello necessario per raggiungere il punto in cui era stato collocato l’ordigno e fare ritorno.

Riesaminate anche le precedenti minacce

La nuova ricostruzione ha portato gli inquirenti a riconsiderare anche i tre episodi intimidatori denunciati nei mesi precedenti. Tra novembre e febbraio, infatti, Cappellari aveva segnalato il ritrovamento di diverse lettere contenenti minacce di morte rivolte a lui, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a don Maurizio Patriciello. In alcuni plichi erano presenti anche proiettili e fotografie dei tre destinatari con i volti contrassegnati da una “X” rossa. Quelle denunce avevano determinato un progressivo rafforzamento delle misure di sicurezza nei confronti del giovane, fino all’assegnazione della scorta dopo l’esplosione del 30 maggio.

Le accuse e la fase dell’inchiesta

Alla luce degli elementi raccolti, la Procura contesta al ventenne i reati di incendio, calunnia, simulazione continuata di reato, procurato allarme e truffa aggravata ai danni di un ente pubblico. L’indagine si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Come previsto dall’ordinamento italiano, l’iscrizione nel registro degli indagati non equivale a una condanna e la responsabilità dell’indagato potrà essere accertata solo all’esito di un eventuale processo e con una sentenza definitiva.

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