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Carinaro, frode da 166 milioni e appalti illeciti: maxi inchiesta sulla logistica Conad nel Casertano

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Un sistema basato su fatture false per un valore complessivo di 166 milioni di euro avrebbe consentito al polo casertano Conad di impiegare centinaia di lavoratori senza assumerli direttamente, aggirando così i costi e i vincoli del lavoro subordinato e ottenendo un illecito risparmio sull’Iva.

Carinaro, frode da 166 milioni e appalti illeciti: maxi inchiesta sulla logistica Conad nel Casertano

È quanto emerge da un’indagine della Guardia di Finanza di Napoli, coordinata dalla Procura di Napoli Nord e condotta in collaborazione con il Settore Contrasto Illeciti dell’Agenzia delle Entrate. L’inchiesta ha acceso i riflettori su una presunta frode fiscale legata ad appalti illeciti di manodopera nel comparto della grande distribuzione organizzata. Nel procedimento risultano indagate complessivamente 29 persone, tra individui e società, mentre i militari hanno eseguito un sequestro preventivo per oltre 30 milioni di euro.
Il provvedimento è stato notificato dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli su delega della Procura guidata da Domenico Airoma. Le indagini sono state coordinate dal procuratore aggiunto Mariella Di Mauro e dal sostituto procuratore Mariacristina Bonomo.

Al centro dell’inchiesta la società PAC2000A, principale consorziata del sistema Conad per dimensioni e volume d’affari. Secondo gli inquirenti, l’azienda si sarebbe avvalsa formalmente di 18 cooperative ritenute prive di reale autonomia imprenditoriale, utilizzate come “serbatoi” di manodopera per le attività di logistica e movimentazione merci nel centro di distribuzione di Carinaro, nel Casertano. Le cooperative avrebbero sistematicamente omesso il versamento dell’Iva, impiegando le somme non versate per sostenere i costi del personale.

I lavoratori, pur risultando assunti dalle cooperative, avrebbero operato stabilmente sotto la direzione di PAC2000A, nell’ambito di contratti di appalto che, secondo l’accusa, celavano una somministrazione illecita di manodopera. Dalle indagini sarebbe inoltre emersa una gestione accentrata delle cooperative, intestate a prestanome e caratterizzate da continui trasferimenti collettivi dei dipendenti, un meccanismo che avrebbe garantito la continuità operativa nonostante i debiti fiscali accumulati, sotto la regia di consulenti fiscali. Le attività lavorative sarebbero state infine monitorate tramite sistemi informatici avanzati, capaci di impartire istruzioni e controllare in tempo reale le prestazioni.

Nel corso dell’inchiesta, PAC2000A ha regolarizzato la propria posizione fiscale per il periodo 2019-2024, versando oltre 14,4 milioni di euro di imposte, a cui si aggiungono interessi e sanzioni per circa 6,2 milioni. Una circostanza che ha consentito di escludere la società dal sequestro, eseguito invece nei confronti degli altri soggetti coinvolti per un importo complessivo di circa 14,5 milioni di euro. Resta comunque contestata alla società la responsabilità amministrativa

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