Questa settimana l’area Nord è stata sconvolta da una notizia che in altre parti d’Italia sarebbe divenuta l’apertura dei tg nazionali per giorni. La Procura, con una tempistica non del tutto convincente, ha messo in galera a Melito persone che sino al giorno prima dovevano rappresentare i cittadini e lo Stato.
Secondo le indagini era il presidente dell’associazione dei commercianti a chiedere il pizzo per conto della Camorra e a vessare gli esercenti del paese. Stesso discorso per due poliziotti della municipale che (sempre secondo le indagini) facevano da “intermediari” e informatori per il clan.
Al di là di alcuni aspetti dell’inchiesta, quello che più mi ha sorpreso è stata la cappa di silenzi. I protagonisti della politica locale hanno balbettato qualcosa. L’unica parlamentare eletta di Melito non ha dedicato neanche un post sui social alla vicenda.
Melito è un paese che negli ultimi vent’anni è stato conquistato dalla camorra.
I famosi “scissionisti” l’hanno eletta a loro seconda patria e da allora governano la città. Decidono i destini delle amministrazioni. Tutte. Condizionano le elezioni e, quando non ci riescono, condizionano gli eletti. E’ scritto nero su bianco nelle intercettazioni.
Melito è stato sciolto per infiltrazioni mafiose l’ultima volta nel 2005. Vi governava la Margherita e secondo una serie di pentiti in realtà era la camorra a reggere le fila dell’amministrazione, ma da allora poco è cambiato. Nessuna giunta è riuscita a portare a casa il mandato. Perché la malavita non voleva.
In queste condizioni è difficile governare, sopratutto perché non c’è una attenzione vera sul tema. Chiunque sia eletto Sindaco in questo clima di solitudine “istituzionale” avrà vita difficile. Il lavoro dovrebbe essere fatto prima: è adesso che si dovrebbe alzare l’asticella per non far candidare personaggi vicini, per parentela o per rapporti, agli ambienti malavitosi. Dopo sarà troppo tardi.
Purtroppo il fatto che una delle città più densamente popolate della provincia versi in questo stato pare non interessi a nessuno.
Il lavoro lo devono fare tutto i giovani candidati Sindaco della città. Spetta a loro trovare un modo per allontanare dalle liste chi è coinvolto. Sembra un compito facile ma non lo è. Però è una cosa che va fatta, anche perché se non lo fanno loro è molto probabile che ci pensi il Ministero dell’Interno annullando le elezioni il giorno dopo il voto. O forse anche quello prima.
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