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Finiscono nell’occhio del ciclone gli open day organizzati dalle Asl locali per accelerare la campagna vaccinale. Nel mirino degli scienziati soprattutto la somministrazione indiscriminata di AstraZeneca e J&J ai più giovani.

Scienziati contro gli open day di AstraZeneca e J&J: “Sbaglito e pericoloso”

Sono ormai diventati un’abitudine. Periodicamente i distretti sanitari locali lanciano open day per smaltire le scorte di vaccini non somministrati. Nulla di male, se non fosse che decine di migliaia di dosi vengono somministrata anche persone di età inferiore ai 60 anni in contrapposizione rispetto alle indicazioni dell’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, che ha raccomandato (ma non imposto) l’inoculazione di questi due farmaci agli over 60.

Le raccomandazioni dell’Aifa hanno un unico obiettivo:scongiurare al minimo il rischio che i pazienti incorrano in eventi avversi, anche gravi. Così purtroppo non sempre sta accadendo e un po’ tutte le regioni stanno impiegando i vaccini Astrazeneca e J&J anche tra persone con meno di 60 anni.

Medici e scienziati contrari

Il fronte del no contro gli open Day cresce sempre di più.  Secondo Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), “gli Open day continuano ad andare nella direzione della vaccinazione quantitativa rispetto a quella qualitativa che noi proponiamo, ovvero la possibilità di riportarla verso un atto medico. Questo significa – precisa – un medico che faccia tutte le valutazioni connesse al rischio beneficio e che possa farlo a partire da tutte le caratteristiche specifiche del paziente. E a quel punto, avendolo disponibile, proporgli il miglior vaccino per la sua condizione”.

Valeria Poli: “Sospendere AstraZeneca e J&J per giovani”

Esprime perplessità anche la professoressa Valeria Poli, ordinaria di Biologia Molecolare all’Università di Torino e presidente della Società Italiana di Biofisica e Biologia Molecolare (SIBBM). Secondo la scienziata vanno sospese subito le vaccinazioni con AstraZeneca e Johnson & Johnson per gli under 60. “Il rischio – ha spiegato a Fanpage.it – è che si verifichi una reazione avversa, molto ben documentata dagli scienziati tedeschi soprattutto. Si tratta di una patologia che non ha nulla a che fare con le normali trombosi, quelle provocate per esempio dalla pillola, che in effetti non sembrano aumentate dopo i vaccini. La VITT, trombosi venosa trombocitopenica indotta da vaccino, è una particolare patologia che si è verificata solo con i vaccini AstraZeneca e J&J – mentre su quello russo non sappiamo ancora nulla – e non con i vaccini a mRNA. Si presenta in almeno un caso su 50mila, ma più probabilmente in 2. Può verificarsi quindi in 4 casi ogni 100mila, tra gli under 55, soprattutto nelle donne, per motivi ancora non chiari. Più la fascia di età si abbassa più aumenta la frequenza della VITT, che ha effetti potenzialmente letali, nel 25-30% dei casi”.

No anche da parte di Galli e VIola

In linea con la posizione di Valeria Poli anche i virologi Massimo Galli e Antonella Viola. Secondo il direttore delle Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano andrebbero il più possibile limitati “alle fasce d’età in cui la possibilità di creare problemi è praticamente nulla”, quindi agli over 60. Dello stesso avviso l’immunologa padovana: “È sbagliatissimo proporre questi vaccini ai giovani, specialmente alle donne. Sono sempre stata convinta che non bisognerebbe darli a persone di età inferiore ai 55 anni. Per non aver dubbi basta leggere un lavoro uscito sulla rivista Science dove si spiega come man mano che si scende con l’età i rischi di ricevere questi vaccini superano ampiamente i benefici. Nei più giovani il pericolo di avere conseguenze gravi a causa del Covid è invece molto basso. Ecco perché la Francia ha stabilito di limitare i due vaccini a vettore virale agli over 55”.

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