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Zannini in Umbria per divieto di dimora: nell’inchiesta anche la gita in yacht

Zannini in Umbria per divieto di dimora: nell’inchiesta anche la gita in yacht

Ora sarà in Umbria, lontano dalla Campania e anche dalle regioni confinanti. È l’effetto della misura cautelare notificata al consigliere regionale di Forza Italia Giovanni Zannini, 32mila preferenze alle ultime Regionali, destinatario del divieto di dimora disposto dal gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Daniela Vecchiarelli.

Il provvedimento arriva al termine dell’interrogatorio preventivo dello scorso 4 febbraio, durante il quale il politico mondragonese ha depositato una memoria difensiva di circa 200 pagine. I reati contestati, al termine delle indagini dei carabinieri del gruppo di Aversa, sono corruzione per l’esercizio della funzione, falso in concorso e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Zannini in Umbria per divieto di dimora: nell’inchiesta anche la gita in yacht

Al centro dell’inchiesta la realizzazione di un caseificio a Cancello ed Arnone da parte degli imprenditori Luigi e Paolo Griffo, padre e figlio, anche loro raggiunti dal divieto di dimora in Campania. Secondo l’accusa, Zannini si sarebbe attivato per favorire l’ottenimento di un finanziamento da 13 milioni di euro da Invitalia: erogati i primi quattro milioni, poi finiti sotto sequestro insieme all’azienda. In cambio, sempre secondo l’impianto accusatorio, il consigliere avrebbe beneficiato del noleggio di uno yacht per una gita nel 2023, pagamento che sarebbe stato corrisposto solo successivamente.

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Determinante, per gli inquirenti, la questione della Valutazione di incidenza ambientale, la cosiddetta Vinca, necessaria perché l’impianto ricade in un’area protetta. Dopo il diniego iniziale della Regione Campania, sarebbe stata avviata una procedura alternativa coinvolgendo i Comuni di Castello del Matese e Cancello ed Arnone. Davanti alla commissione Vinca matesina sarebbero state presentate relazioni ritenute false: l’impianto indicato come ancora da realizzare, era già stato edificato.

Nell’inchiesta risultano indagati anche cinque tecnici componenti delle commissioni che si sono pronunciate sul progetto e l’ex dirigente regionale Antonio Postiglione, per presunte pressioni sull’allora direttore sanitario dell’Asl di Caserta. La Procura aveva chiesto la custodia in carcere, ma il giudice ha ritenuto sufficiente il divieto di dimora per evitare il rischio di reiterazione. Non è escluso che i pm possano impugnare la decisione.

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