Una “maglietta dell’Avellino” per indicare cento euro. Sarebbe stato questo, secondo gli inquirenti, uno dei codici utilizzati nelle conversazioni telefoniche tra alcuni clienti e Napolitano Store per parlare dei pagamenti in contanti. Un linguaggio finito adesso agli atti dell’inchiesta che vede coinvolto Angelo Napolitano, imprenditore napoletano diventato popolarissimo su TikTok grazie ai video del suo store di elettronica e telefonia e alle offerte su iPhone ed elettrodomestici.
Napolitano Store, il codice dei contanti e i maxi sconti: evasi 5,7 milioni di Iva. Si va verso il processo
Per Napolitano si avvicina ora l’udienza preliminare. Il gip del Tribunale di Nola Gemma Sicoli ha firmato il decreto di fissazione dell’udienza, accogliendo la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dai pm Francesco Riccio e Anna Musso.
Le contestazioni riguardano due distinte ipotesi di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici e vengono mosse a Napolitano nella sua qualità di legale rappresentante della Am Distribution srl, società con sede a Casalnuovo attiva nel commercio all’ingrosso di telefonia ed elettrodomestici.
Napolitano Store, cosa contesta la Procura
Al centro dell’inchiesta c’è il sistema attraverso il quale, secondo l’accusa, sarebbero state gestite ingenti vendite in nero. La Procura ritiene che l’azienda avrebbe mascherato parte delle operazioni simulando l’emissione di fatture attraverso il regime di inversione contabile, il cosiddetto reverse charge. Parallelamente, la merce sarebbe stata venduta al dettaglio applicando forti sconti, a condizione però che il cliente effettuasse il pagamento in contanti.
In questi casi, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, ai clienti sarebbe stata consegnata una ricevuta generata attraverso un software gestionale interno ma priva di valore fiscale. Il sistema avrebbe consentito di giustificare l’uscita dei prodotti dai magazzini senza far emergere le relative somme tra gli incassi ufficialmente registrati. Si tratta di una ricostruzione della Procura che dovrà essere sottoposta al vaglio del giudice e, in caso di rinvio a giudizio, verificata nel processo.
«Maglietta dell’Avellino»: il presunto codice per indicare 100 euro
Tra gli elementi che emergono dall’indagine ci sarebbe anche il particolare linguaggio utilizzato per parlare di denaro. Cento euro diventavano una «maglietta dell’Avellino». Secondo gli inquirenti, l’espressione sarebbe stata utilizzata nelle conversazioni telefoniche per accordarsi sui pagamenti in contanti collegati agli acquisti effettuati usufruendo degli sconti. Un dettaglio investigativo che assume rilievo nella ricostruzione del presunto meccanismo di vendita contestato dagli inquirenti.
Contestata un’evasione Iva da 5,7 milioni di euro
Le cifre indicate nell’inchiesta sono consistenti. Secondo i calcoli della Procura, il meccanismo avrebbe consentito di sottrarre al Fisco 1,7 milioni di euro di Iva per l’anno d’imposta 2023 e altri 3,9 milioni per il 2024. Complessivamente, dunque, la contestazione riguarda circa 5,7 milioni di euro in due anni. L’inchiesta ha già portato a due sequestri notificati all’imprenditore: il primo nel settembre 2025 e il secondo nel gennaio successivo. Entrambi i provvedimenti sarebbero riconducibili allo stesso filone investigativo.
Da TikTok agli affari a Sharm el-Sheikh
Angelo Napolitano ha costruito negli ultimi anni una forte notorietà sui social, diventando uno dei volti più riconoscibili su TikTok nel settore della vendita di smartphone ed elettrodomestici. Una popolarità alimentata soprattutto dalle promozioni e dai prezzi fortemente scontati proposti attraverso i video pubblicati online. Più recentemente l’imprenditore ha mostrato sui social anche i suoi nuovi affari in Egitto, a Sharm el-Sheikh. Dell’ascesa di Napolitano da commerciante a personaggio social si era occupata anche “Confidential”, la trasmissione d’inchiesta di Fanpage diffusa su YouTube.
La difesa di Angelo Napolitano: «Nessun rito alternativo»
Napolitano è assistito dagli avvocati Rocco Maria Spina e Teodoro Reppucci. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Roma, i legali avrebbero già anticipato la strategia difensiva: nessuna richiesta di riti alternativi. La difesa intende puntare al dibattimento per contestare, punto per punto, la ricostruzione formulata dalla pubblica accusa. Sarà dunque il procedimento giudiziario a stabilire la fondatezza delle contestazioni mosse all’imprenditore.







