Arrestati gli esecutori dell’attentato al giornalista televisivo Sigfrido Ranucci. Nelle provincie di Napoli e Avellino, i carabinieri del Comando Provinciale di Roma, supportati dai Comandi Provinciali competenti per territorio, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale. In manette il 52enne Antonio Passariello, Marika de Filippis, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino. Tre di loro sono finiti in carcere e uno ristretto ai domiciliari. In particolare Passariello era un volto già noto alle forze dell’ordine per precedenti penali come sequestro di persona , violenza sessuale, rapina ed estorsione. L’ordinanza è stata emessa dal gip di Roma su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 4 indagati, per detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento. Reati aggravati dall’aver agito con modalità di tipo mafioso.
Attentato Sigfrido Ranucci: 4 arresti tra Napoli e Avellino
Nove mesi fa, il 16 ottobre 2025, a Pomezia (vicino Roma) fu fatto esplodere un ordigno davanti al cancello dell’abitazione di Ranucci, danneggiando il muro perimetrale e distruggendo due autovetture dello stesso. L’attività investigativa è stata lunga e tortuosa. E’ stato necessario un esame incrociato ai sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, rilievi tecnico-scientifici e l’esame dei tabulati telefonici. Così è stata fatta luce sulla fase preparatoria, esecutiva e postera all’attentato. Gli uomini avrebbero agito su mandato di terze persone ancora ignote. I mandanti avrebbero aiutato costantemente gli esecutori, sia nella fase preparatoria sia in quella successiva al crimine. Avrebbero infatti fornito supporto economico, assistenza legale e avrebbero pianificato una fuga all’estero.

Ricostruito l’attentato: auto noleggiata in Campania
I rilievi tecnico-scientifici dalla sezione Rilievi e dalla Squadra Artificieri del Nucleo Investigativo di Roma e gli accertamenti successivi del Ris di Roma hanno dimostrato che l’ordigno fatto esplodere era costituito da “gelatina da cava“, un materiale ormai obsoleto ma dalla straordinaria capacità distruttiva. Grazie ad una telecamera installata sulla strada statale 148 Pontina, distante svariati chilometri dall’abitazione di Ranucci, gli investigatori sono riusciti ad identificare una Fiat 500 X come veicolo degli indagati. L’autovettura sarebbe stata noleggiata in Campania e i suoi unici spostamenti sarebbero stati un viaggio verso Roma e una repentina fuga dopo alcune ore dall’attentato. Grazie ai tabulati di telefonici e telematici, sono stati rintracciati anche i telefoni utilizzati dagli esecutori, che avrebbero seguito lo stesso tragitto della Fiat 500 X.






