Si intensificano le indagini sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto lo scorso 21 febbraio all’ospedale Monaldi dopo un trapianto di cuore fallito. Al centro dell’inchiesta c’è il cardiochirurgo Guido Oppido, che ieri ha risposto per oltre tre ore alle domande della Procura di Napoli, respingendo le accuse.
Le accuse e la richiesta della Procura
La Procura, con il pm Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci, ha chiesto per Oppido una misura interdittiva e contesta, tra le altre cose, il falso nella cartella clinica. L’inchiesta riguarda il trapianto effettuato con un cuore proveniente da Bolzano, trasportato – secondo gli investigatori – in un contenitore isotermico di vecchia generazione e con un uso errato di ghiaccio secco, che avrebbe compromesso il muscolo cardiaco.
La difesa: “Nessuno mi ha informato”
Difeso dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, il cardiochirurgo ha sostenuto che nessuno gli aveva comunicato le condizioni compromesse dell’organo e che non spettava a lui effettuare quel tipo di verifica. “Il cuore era già in sala operatoria alle 14.26, mentre l’espianto è avvenuto alle 14.34”, hanno spiegato i legali, citando foto e video agli atti.
I tempi sotto la lente: “Otto minuti decisivi”
Secondo la difesa, la tempistica sarebbe decisiva: il cuore del donatore è arrivato alle 14.26, l’espianto del cuore malato è avvenuto alle 14.34 e il controllo dell’organo sarebbe stato effettuato solo dopo. Un dettaglio che, secondo gli avvocati, contraddice la ricostruzione accusatoria.
Dubbi sulla cartella clinica
La difesa ha inoltre contestato i dati contenuti nella cartella CEC, relativa alla circolazione extracorporea. In particolare: il clampaggio dell’aorta risulterebbe alle 14.18. Tuttavia, nei dati successivi compaiono ancora valori di pressione arteriosa: “Dal punto di vista medico, ciò non è possibile” spiegano i legali, mettendo in discussione la correttezza della documentazione sanitaria.
Sentita anche un’altra dottoressa
Nella giornata di ieri è stata ascoltata anche Emma Bergonzoni, vice del dottor Oppido, che ha difeso la validità della cartella clinica. L’inchiesta per omicidio colposo vede attualmente sei persone indagate.
Il dolore della famiglia e la richiesta di risarcimento
Intanto, la famiglia del piccolo Domenico ha deciso di non partecipare alla cerimonia commemorativa prevista al Monaldi. I familiari, assistiti dall’avvocato Francesco Petruzzi, hanno avanzato una richiesta di risarcimento pari a 3 milioni di euro. Un incontro con i vertici dell’ospedale è previsto per l’8 aprile.







