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Emergono nuovi, inquietanti dettagli sulle violenze consumate nel carcere di Santa Maria Capua Vetere nell’aprile del 2020. A finire vittima dei pestaggi e delle torture anche Vincenzo Cacac ex detenuto paralitico, oggi libero per fine pena.

Violenze nel carcere di Santa Maria, picchiato pure detenuto paralitico

L’inferno vissuto il 6 aprile 2020 è diventato l’oggetto di un’inchiesta che ha portato all’esecuzione di 52 misure cautelari e all’iscrizione di 117 persone nel registro degli indagati. Una mattanza secondo la Procura, che prevedeva torture su vasta scala. A testimoniare le violenze, un video pubblicato in esclusiva dal quotidiano Domani. Una delle vittime, Vincenzo Cacace, ha raccontato a Fanpage.it i drammatici momenti vissuti: «Ho passato quasi 28 anni in carcere. Sono uscito dal carcere il 2 settembre, per fine pena».

Nel racconto, Cacace smentisce ciò che è stato riportato precedentemente, ossia che i detenuti avrebbero gettato contro la polizia penitenziaria olio bollente. Al termine della protesta il giorno successivo, il famoso 6 aprile, la polizia penitenziaria ha fatto uscire dalle rispettive celle i detenuti per compiere un gesto vile «Io sono sulla sedia a rotelle, – si legge su fanpage.it – mi sono abbassato perché non ce la facevo più, (mi colpivano ndr) in faccia, in fronte, dietro alla schiena, mi sono abbassato e martellavano. Siamo andati giù, loro per le scale io con l’ascensore. Anche nell’ascensore le percosse. Ci hanno rovinati, ci hanno portato sopra, salendo su ci hanno fatto il triplo. Un appuntato mi ha detto: Cacace non ti preoccupare perché si sono dimenticati le telecamere accese».

“Erano demoni”

Durante il racconto, l’ex detenuto riporta di aver perso i denti per la violenza di un colpo e di avere un problema all’occhio sinistro. Poi alza la maglia, mostrando un “buco” sul petto che racconta essere il frutto di una manganellata. E alla domanda di Fanpage.it se avesse denunciato quanto racconta, lui risponde: «Non è nel mio stile, non ho mai fatto una denuncia, né alle forze dell’ordine né a nessuno. Sono un uomo d’onore, non le faccio queste cose. Mi dà proprio fastidio questa parola, denuncia. – e aggiunge – la devono pagare Dottorè, perché il male lo abbiamo qui dentro. Per me non erano esseri umani, quelli erano demoni».

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