“La mia bambina ha respirato per 25 minuti. Sono certo che poteva essere salvata, ma l’ambulanza è arrivata in ritardo e il personale sanitario non aveva strumenti adatti per rianimarla. Ho dovuto prestare le forbici per tagliare il cordone ombelicale”. E’ distrutto dal dolore Mario Conson, pizzaiolo napoletano e marito di Maria Pappagallo, la donna che ha dato alla luce la sua piccola prematuramente.

Napoli, bimba morta in casa. Il racconto di Mario

Ieri mattina ha denunciato alla polizia un presunto caso di mala sanità, in quanto sua moglie e la bambina avrebbero ricevuto assistenza in ritardo. In seguito alla denuncia, il pm Silvio Pavia ha aperto un fascicolo e disposto il sequestro delle cartelle e l’autopsia sulla salma della piccola.

A rendere ancora più triste questa storia è il fatto che la coppia aveva perso già un figlio. Lo scorso maggio hanno dovuto praticare un aborto terapeutico per alcune complicazioni.

Al Corriere del Mezzogiorno, Conson spiega cosa è successo quella mattina, dal parto in casa all’arrivo dell’ambulanza. “Mia moglie ha avuto forti dolori nelle prime ore della giornata. Non mi sono allarmato, ho atteso che si facessero le 6 e mezzo e ho telefonato al ginecologo, che ci ha spiegato come procedere per far nascere la bambina”.

Alle 6 e 44, il pizzaiolo napoletano chiama il 118 e spiega agli operatori che sua moglie, malata di covid, ha appena partorito e che lei e sua figlia necessitano di assistenza. Il tempo passa, ma il mezzo di soccorso tarda ad arrivare. Secondo Mario Conson, in quel momento la bambina respirava ancora. A quel punto Conson scende di casa e si mette alla ricerca dell’ambulanza, sperando di poter venire incontro ai soccorritori. “I soccorsi sono arrivati dopo mezz’ora. Il personale sanitario poi secondo me non era attrezzato in maniera adeguata: non avevano un’incubatrice e neppure le forbici per tagliare il cordone ombelicale”. Maria Pappagallo è stata ricoverata al Policlinico, dove c’è un reparto di ginecologia per le pazienti affette da covid. “E’ rimasta mezz’ora in ambulanza – spiega ancora Mario Conson – con sua figlia morta tra le

braccia. E’ ingiusto, chiedo ai magistrati di approfondire quello che è accaduto”. Diversa, invece, la versione dei fatti forniti da Giuseppe Galano, responsabile del 118: “Capisco che a un papà sconvolto mezz’ora di attesa gli sembri un tempo infinito, ma bisogna considerate che sei o sette minuti passano per consentire agli operatori di vestirsi in maniera adeguata prima di entrare in contatto con una persona positiva. Quanto all’attrezzatura, l’ambulanza è dotata del necessario per ogni genere di intervento, parto incluso. Ho parlato con il collega che ha fatto l’intervento e mi ha detto cose molto diverse da quelle che il signor Mario denuncia. La magistratura ha sequestrato le cartelle cliniche e la salma e certamente farà le proprie valutazioni con competenza e rapidità. Alla famiglia della piccola esprimo tutta la mia solidarietà e vicinanza”.

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