Roma, barista violentata e presa a morsi da migrante. Dito ridotto a brandelli per non farla gridare

Roma, barista violentata e presa a morsi da migrante. Dito ridotto a brandelli per non farla gridare

Gravissimo episodio di violenza sessuale a Roma consumato tra martedì e mercoledì ma venuto a galla soltanto nelle ultime ore. Una barista di Monte Mario è stata violentata, pestata e quasi stuprata da un tunisino che aveva trascorso tutta la notte all’interno del locale.  A raccontare la vicenda è stata la vittima a Il Messaggero: “Mi teneva il dito tra i denti, per evitare che mi muovessi. Ho visto la morte in faccia. Ho combattuto per non essere stuprata. Era nudo e si dimenava su di me mentre mi picchiava”, afferma.

La donna è stata pestata brutalmente, violentata e infine anche derubata: l’immigrato, un tunisino, si è allontanato dal bar portando con sé anche il registratore di cassa, dopo averla abbandonata a terra sofferente e violata. Dopo la denuncia, è scattata la caccia all’uomo in tutta la capitale. La vittima, 50 anni, è stata portata al Gemelli a causa delle lesioni riportate e del dito della mano che, a causa dei morsi, era stato ridotto in brandelli.

L’incubo è iniziato la sera prima. “Un cliente come tanti – racconta la donna -. Ha anche cantato, si è lasciato fotografare con un amico“, ha affermato la donna parlando della bestia. Insomma, nella prima parte della serata il tunisino non aveva destato alcun sospetto, anzi si era anche presentato affermando: “Mi chiamo Rea e vivo ad Amsterdam e sono a Roma per turismo”.

Peccato che al mattino successivo l’uomo si sia ripresentato al bar, con la cerniera dei pantaloni abbassata. “L’ho cacciato – continua la donna nel racconto -, poi sono uscita fuori dal bar e ho chiesto al cugino di riprenderlo”. Poi però l’africano è tornato ancora, ha trascinato la donna all’interno del locale, l’ha presa a pugni, la ha afferrata per i capelli e trascinata in uno sgabuzzino dove ha abusato di lei. “Non avevo scampo. Alla fine mi ha mollato coi denti quando siamo finiti tutti e due a terra, nella varechina, e io gridavo aiuto”. Solo a quel punto il maniaco si è dato alla fuga.

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