Trema la camorra di Giugliano, le prime parole del neo pentito Filippo Caracallo

Trema la camorra di Giugliano, le prime parole del neo pentito Filippo Caracallo

Giugliano. Filippo Caracallo è il nuovo pentito che sta facendo tremare la camorra giuglianese ed il clan Mallardo. Della sua collaborazione si vociferava già da diverse settimane ed è emersa ufficialmente dopo il primo verbale depositato pochi giorni fa nell’ambito del processo sui presunti affari illeciti al mercato ortofrutticolo.

Caracallo, già coinvolto in passato in inchieste per estorsione aggravata, ha già rilasciato diverse dichiarazioni e riempito pagine di verbali. Rivelazioni rese dal principio al capitano Antonio De Lise, comandante della locale Compagnia dei carabinieri, e poi al pm Graziella Arlomede della Dda di Napoli. Si parte dai motivi che hanno portato al pentimento: il timore di essere ucciso. “Ho iniziato la mia collaborazione dal 6 aprile 2018 da libero perchè essendo cambiata la gestione all’interno del clan ed avendo avuto sentore che era stata decisa la mia eliminazione.”

“Quindi – prosegue – ho deciso di cambiare vita a tutela della mia incolumità e riferire tutto quanto a mia conoscenza. Nell’ambito del progetto collaborativo – ha riferito in un interrogatorio risalente ad inizio luglio – ho riferito di numerose condotte di rilevanza penale sia a carico di terzi che a mio carico per le quali eravamo stati sottoposti ad indagine, tant’è che oggi sono detenuto per omicidio”.

L’ex ras dei Carlantonio, appartenente al gruppo di San Nicola, poi spiega al pm di essersi attribuito la “paternità di diversi omicidi, tentati omicidi, estorsioni oltre che l’appartenenza al clan Mallardo dall’anno 1991.” Caracallo ha inoltre dichiarato di aver avuto “un ruolo di rilievo nel clan dai primi anni 2000, avendo compiuto all’epoca già diversi omicidi e questo è il motivo per il quale ho avuto cognizione di diverse vicende anche se le stesse non mi vedevano direttamente interessato.” Tra queste vicende ci sarebbe anche la gestione del Mog. In uno degli ultimi interrogatori del neo pentito, infatti, l’attenzione degli inquirenti si è concentrata soprattutto sulla struttura di via Santa Maria a Cubito.

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