Vincenzo ucciso e fatto a pezzi, parla Heven: “Avrei voluto morire io al tuo posto”

Vincenzo ucciso e fatto a pezzi, parla Heven: “Avrei voluto morire io al tuo posto”

“Vita mia, non troverò mai la forza di accettare quello che ti è stato fatto, non oso immaginare la tua paura e il tuo dolore. Non riuscirò mai a sopravvivere senza di te, vorrei tornare indietro nel tempo, in quel lunedì 3 luglio quando mi hai accompagnata in stazione, per fermarmi e tornare a casa con te, continuare a passare ogni singolo secondo della mia vita al tuo fianco, solo tu mi rendevi veramente felice.” Inizia così il ricordo di Heven Grimaldi, la trans di Aversa coinquilina di Vincenzo Ruggiero, ucciso e fatto a pezzi lo scorso 7 luglio dall’ex geloso di lei Ciro Guarente, 35enne residente a Giugliano.

Al terribile delitto, dopo il fermo di sabato scorso, si è aggiunto altro orrore ieri con il ritrovamento del corpo: non era nel mare di Licola come aveva detto il killer, messo sotto torchio dai carabinieri del reparto territoriale normanno, ma sezionato e gettato ed occultato in un garage a Ponticelli, periferia est di Napoli. A spostare i sospetti su Guarente, dopo settimane senza notizie del 25enne originario di Parete, è stata proprio Heven. Poi da una telecamera posizionata di fronte l’abitazione di via Boccaccio sono emerse le immagini che incastrano l’assassino dell’attivista gay.

“La gioia di svegliarmi con te e prendermi cura di qualunque cosa ti riguardasse e proteggerti dal male, – scrive Heven – ammirarti in ogni singolo movimento e attraversare la purezza dei tuoi occhi con un solo sguardo. Godermi il tuo magico sorriso che mi ha regalato conforto in tutti questi anni anche nei momenti più bui. Ti giuro, ovunque ti trovi in questo momento, che vorrei essere stata io a morire al tuo posto. Se solo avessi potuto prevedere l’atroce crudeltà che hai dovuto vivere avrei lottato con la vita pur di salvarti . Hai sempre fatto del bene a chiunque. Ogni parola, ogni espressione o dolore non ripagherà mai la tua assenza. Ho perso la vita insieme a te, probabilmente potrò riabbracciarti presto perché ormai il mio corpo non è altro che un involucro di dolore e non posso accettare di continuare così, non passerà mai. Portami con te, ti supplico, ascolta le mie preghiere e salvami da questo strazio. Per quel poco che mi è concesso solleverò in cielo il tuo nome fino a quando non salverai la mia anima e mi terrai con te in eterno. Prometto di onorarti dinanzi al mondo intero, non esiste giustizia e nulla sarà mai degno di te, posso solo venerarti come l’angelo più bello avuto su questa terra. Eri la mia ragione di vita, solo tu puoi riconoscere il mio impegno e il mio amore. Salvami come io avrei cercato di salvare te.”

Intanto oggi si è tenuto l’interrogatorio dinanzi al gip di Napoli nord. Ciro Guarente si è avvalso della facoltà di non rispondere ed il fermo è stato convalidato: resta in carcere. Nei suoi confronti è stata emessa una ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato.