Vesuvio, l’allarme dell’esperto: “Se scoppia fa 600mila morti in 300 secondi”

Vesuvio, l’allarme dell’esperto: “Se scoppia fa 600mila morti in 300 secondi”

Torna l’incubo Vesuvio. A ricordarne la pericolosità è Michele Maria La Veglia, capo della direzione regionale dei Vigili Del Fuoco durante la presentazione del piano di sgombero che si è tenuta lo scorso 2 dicembre. Il suo intervento non lascia spazio a dubbi: “Se il Vesuvio dovesse scoppiare, farebbe 600mila morti in 5 minuti. Questo è certo”.

Un’eruzione può essere prevista anche con un mese di anticipo e, dal momento in cui arriverà il preavviso, la gente dovrà ascoltare quello che verrà detto dalla protezione civile e dai Comuni”, ha aggiunto La Veglia. Ed è proprio questo livello di attenzione che potrebbe salvare la vita a decine di migliaia di persone.

“I livelli di rischio sono 4 – ha poi ricordato la Veglia -. Si va dal livello base a quello di attenzione, dallo stato di preallarme a quello di allarme. Il Vesuvio è al piano base, quello meno pericoloso in questo momento. Per i Campi Flegrei, invece, siamo allo stadio successivo, ovvero quello dell’attenzione. Gli indicatori di attività risultano infatti oltre i limiti di norma. Ma, quando ci sarà l’eruzione, è più probabile che sia piccola. In ogni caso, le zone rosse per entrambe le aree sono state preparate per i fenomeni più violenti”.

La soluzione per il capo della direzione regionale dei Vigili del Fuoco passa attraverso l’informazione: “Bisogna tranquillizare i cittadini, certo, ma allo stesso tempo informare le potenziali vittime prima che sia troppo tardi”.

Il rischio è concreto è riguarda quasi tutti i comuni della Provincia di Napoli. Il piano di evacuazione del dipartimento regionale della Protezione Civile è già stato definito. Se però i paesi ricadenti nella zona gialla (Giugliano, Marano e altri) possono restare relativamente tranquilli, a preoccupare maggiormente gli esperti sono i centri abitati della zona rossa. In caso di allarme, che scatta al raggiungimento del terzo livello di guardia, il piano delle Protezione Civile e della Regione prevede che la popolazione venga raccolta prima in “aree di attesa” dai singoli comuni. Dalle zone del primo raduno, gli evacuati vengono poi trasferiti  presso le “aree di incontro”. E lì interverranno i soccorsi delle regioni ospitanti. Ogni comune a rischio risulta gemellato con una regione d’Italia.

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