Stupri e massaggi, ragazzini violentati dal branco. Ecco cosa gli facevano

Stupri e massaggi, ragazzini violentati dal branco. Ecco cosa gli facevano

Cava De’ Tirreni. Legati mani e piedi. Costretti a subire prima un massaggio, poi una violenza feroce. Sono i dettagli inquietanti che emergono dall’inchiesta che pochi giorni fa ha portato alla scoperta di un centro massaggi degli orrori a Cava De’ Tirreni, nel salernitano. I video choc sequestrati dagli inquirenti mostrano ciò che somiglia ad un rituale di iniziazione omosessuale all’interno del locale.

La vittima, nell’aprile del 2016, viene legata a un lettino in una sala buia. Quattro uomini mascherati si avvicinano alla giovane vittima. Prima la massaggiano, poi la palpeggiano, infine la stuprano a turno. Tutto avviene nel buio, mentre il 17enne prova a ribellarsi. A quel punto uno dei 4 violentatori estrae uno smartphone e filma la violenza di gruppo, minacciando il ragazzino di diffondere le immagini in rete se solo provasse a raccontare di quanto accade in quell’antro degli orrori.

Ecco perché oltre alle pesantissime accuse di violenza sessuale e diffusione di materiale pedopornografico agli indagati è contestata anche l’ipotesi di reato di privazione della libertà personale. Il 17enne per ora però ha individuato soltanto Giuseppe Alfieri, il 51enne arrestato due giorni fa insieme a Simone Criscuolo. Gli altri tre violentatori per ora restano avvolti nell’ombra.

E non finisce qui. Dai filmati visionati dalle forze dell’ordine emergerebbe un’altra giovane vittima costretta a subire stupri di gruppo. Il volto del ragazzino, dell’apparente età di 17/18 anni, è stato estrapolato da un video.  A quanto pare, dietro l’insegna di un centro di benessere, si nasconderebbe dunque un vero e proprio covo di pedofili. 

Al settaccio della Procura di Salerno vi sono adesso i messaggi whatsapp di altre persone indagate a cui Alfieri avrebbe offerto incontri erotici con ragazzini “acerbi” da iniziare a pratiche omosessuali. L’inchiesta rischia di allargarsi a macchia d’olio e di scoprire una rete di pedofilia attiva nel salernitano e nell’agro-nocerino.