Sparatoria all’ex Metropolis, quando Gomorra entra nelle discoteche

Sparatoria all’ex Metropolis, quando Gomorra entra nelle discoteche

Villa Literno. Una movida violenta, violentissima. Che arriva a sparare. Quello che è accaduto lo scorso 11 ottobre al “Millenium“, ex Metropolis, a Villa Literno, è solo la punta dell’iceberg di una vita notturna che spesso e volentieri si arricchisce di episodi criminali, regolamenti di conti, vendette private.

Il “Millenium” è una delle discoteche più grandi e famose dell’hinterland, nota per aver ospitato tra i più grandi dj del mondo. Teatro però, da anni, anche di risse violente tra bande di ragazzi che, strafatti di droga o di alcool, sfruttano lo sballo di una sera per sfogare rabbia e violenza. Musica a mille, cocktail e ragazze. Una scenografia perfetta per una scena stile Gomorra.

Lo scorso ottobre i protagonisti sono stati tre ragazzi. Prima la solita lite per futili motivi: uno sguardo in tralice, una parola di troppo, schiaffi e calci. Poi la decisione assurda: Antonio Napoletano, 18 anni, esponente della Paranza dei bimbi di Forcella, coinvolto nella rissa, si dirige al parcheggio, sfonda col volto insaguinato e tumefatto il finestrino della Smart di Salvatore Cacace, uno dei suoi amici, e recupera una pistola dall’abitacolo.

Seguono momenti di follia. Dopo aver percosso alcune persone dello staff,  il camorrista minaccia il proprietario puntandogli l’arma al volto, esplode due colpi all’interno della discoteca ad altezza uomo e, tornato all’esterno, spara ancora altri colpi in aria, per poi fuggire a bordo di altra autovettura. Solo per miracolo nessuno viene colpito.

I tre indagati, Napoletano, Cacace e un altro amico, Fabio Rivieccio, erano giunti alla “Millennium” intorno alle due del mattino per sballarsi un po’, quando la nottata entra nel vivo. circa un’ora dopo uno di loro raggiungeva la cassa del locale mentre un altro si dirigeva nel parcheggio, dove recuperava dall’abitacolo della Smart la pistola con la quale ritornavano all’interno del locale.

A guidare questa spedizione punitiva fu dunque Napoletano, esponente del clan Sibillo-Giuliano (la cosiddetta “Paranza dei bimbi”). Ad incastarlo, oltre alle indagini, anche un tatuaggio, che compare nelle immagini di videosorveglianza acquisite dalle forze dell’ordine e che, a seguito di un raffronto, risultava appartenere a Napoletano, già schedato per detenzione di un’arma da fuoco. Ma i carabinieri non si fermano, il cerchio non si è chiuso con i tre arrestati. Le indagini proseguono per individuare gli altri soggetti che parteciparono alla rissa, quella che portò alla follia degli spari.