Rigopiano, il padre di Stefano Feniello: “A mia moglie ho promesso di riportarle il figlio”

Rigopiano, il padre di Stefano Feniello: “A mia moglie ho promesso di riportarle il figlio”

E’ un’angoscia senza fine quella del padre di Stefano Feniello, il ragazzo finito sotto le macerie dell’Hotel Rigopiano e dato ancora per disperso, addirittura morto da La Stampa. Papà Alessio urla, sbraita, aspetta fuori all’ospedale di Pescara, prega che il figlio venga estratto vivo dalle macerie.

“Se Stefano è morto faccio una strage”, avrebbe detto ieri in presenza degli altri familiari. Una reazione comprensibile per molti. Questa mattina ha fatto un ulteriore sfogo davanti ai giornalisti, dove ha comunicato le sue perplessità e anche la sua storia.

“Chi doveva preoccuparsi di loro? Erano pronti con le valigie per partire  – ha tuonato Alessio Feniello -. L’hotel non doveva stare aperto, andava evacuato mercoledì sera, mio figlio mi ha mandato un video in cui mi diceva che aveva chiesto al titolare dell’Hotel se fosse possibile per loro andare via o salire, gli hanno garantito il servizio, poi li hanno sequestrati. Sapevano che c’era in corso una nevicata eccezionale. Sono arrivato a 50 metri dall’Hotel volevo scavare io con le mie mani: non me l’hanno permesso.

Poi la promessa: “A mia moglie ho cdetto che gli riportavo il figlio. Le autorità non si sono degnate di venirmi a smentire quello che mi avevano detto. La fidanzata di mio figlio ha detto che a due metri da lei c’era il suo ragazzo, vedeva il braccio, l’orologio che le ha regalato lei, lui si lamentava, non le ha mai risposto, poi ha smesso di lamentarsi”.

Il padre di Stefano Feniello è un fiume in piena. E’ sceso poi nei dettagli del salvataggio di Francesca Borzi, la fidanzata 27enne estratta viva dalle macerie: “La ragazza si è dovuta portare da sola alla buca dalla quale l’hanno salvata dove c’era l’altra buca. Io ho chiesto poi ai soccorritori se i soccorritori fossero scesi in quel buco. Mi hanno detto che non lo sapevano. Mi dovevano dire siamo scesi – accusa Alessio Feniello – c’è un corpo ma non possiamo estrarlo, nessuno mi ha detto niente: io queste cose le ho sapute ieri dalla ragazza di mio figlio”.

Una disperazione che rompe la voce dell’uomo ormai stremato da giorni di conferme e smentite. “Finchè non lo vedo con gli occhi miei non perdo la speranza – ha continuato – nel 2017 non possono succedere queste cose. Mi dispiace che lì non c’ero io, – ha aggiunto stremato – volevo morire io al posto di mio figlio. Quelli che sono morti sono stati uccisi, non ho paura a dirlo, quelli che ora rientrano sono stati sequestrati contro il loro volere. Li hanno riuniti tutti come carne da macello, vicini al caminetto, aspettando che gli permettessero di partire”.