Relazione DIA sulla camorra, ecco chi “comanda” ora nella provincia nord di Napoli

Relazione DIA sulla camorra, ecco chi “comanda” ora nella provincia nord di Napoli

Alleanze in bilico, faide interne e nuovi gruppi emergenti. E’ questo lo scenario che emerge dalla nuova relazione semestrale della DIA sulla camorra nell’area a nord di Napoli.

Giugliano. A Giugliano viene confermato il controllo egemonico del clan Mallardo, che mantiene forti legami sia con i Nuvoletta – Polverino di Marano, sia con i Licciardi e i Contini di Secondigliano. Eppure il potere della cosca scricchiola sotto i colpi delle forze dell’ordine: il novembre scorso, nell’operazione “Cumani”, sono finiti in manette la moglie del boss, Anna Aieta, e il genero, Salvatore Lucente. E a minacciare la supremazia dei “Carlantonio” anche le ambizioni di potere del gruppo delle “Paparelle” di via Montessori. Secondo la relazione DIA, si sono registrati segnali di frizioni in seno al clan ad opera di figure criminali coalizzatesi intorno alla famiglia Di Biase. […] Altro gruppo autonomo è formato dalle famiglie Marano e De Simone“. Fa riflettere il riesplodere del fenomeno estorsivo ai danni dei negozianti del centro storico.

Qualiano e Villaricca. L’influenza dei Mallardo si estende anche ai comuni limitrofi di Villaricca e Qualiano. A Qualiano, dove la cosca giuglianese ha sempre avuto un forte radicamento, u sarebbero in difficoltà operativa i locali sodalizi D’Alterio-Pianese e De Rosa. A Villaricca operano in sinergia, pur rimanendo distinti, i sodalizi Ferrara e Cacciapuoti. A cementare il vincolo tra gli affiliati ai due gruppi concorrono legami di natura familiare, che sussistono anche con il clan Mallardo. Il 23 novembre 2016, all’esito di un processo celebrato con rito abbreviato, è stata emessa sentenza di condanna nei confronti del capo del gruppo Ferrara e di alcuni suoi luogotenenti.

Mugnano e Melito. “A Melito – recita la relazione – si conferma la presenza dell’organizzazione Amato-Pagano che controlla il traffico di stupefacenti e le estorsioni. “C’è una situazione di instabilità – prosegue la DIA -, una spaccatura all’interno del sodalizio, probabilmente determinata da questioni attinenti alla gestione delle piazze di spaccio”. Risale a maggio scorso l’arresto di D. A., appena 17enne, e già considerato a capo della cosca. E’ accusato di duplice omicidio proprio nell’ambito di un’epurazione interna al clan. A Mugnano di Napoli opera una propaggine del sodalizio partenopeo, facente capo alla famiglia Riccio. La cattura del vertice della famiglia Riccio ed una serie di omicidi in pregiudizio di affiliati, ne hanno notevolmente ridimensionato l’operatività.

Marano. A Marano viene confermata l’affermazione di nuovi gruppi come i Nettuno e gli Orlando (quest’ultimo colpito lo scorso aprile da un blitz che ne ha decapitato i vertici). Entrambi i sodalizi agiscono sotto il cartello criminale dei Nuvoletta-Polverino. Le attività economiche privilegiate dalla criminalità organizzata dell’hinterland maranese continuano ad essere il traffico di sostanze stupefacenti dalla Spagna e dall’Olanda e le attività estorsive. A fronte di un indebolimento strutturale del clan Polverino (come dimostra anche l’arresto del superlatitante Giuseppe Simioli avvenuto lo scorso 26 luglio), l’alleato gruppo Nuvoletta ne avrebbe sostenuto il ruolo nella gestione del traffico internazionale di stupefacenti.

Sant’Antimo, Casandrino e Grumo Nevano.  A Sant’Antimo, dove dominano i clan Verde, Puca e Ranucci, tutti i capi carismatici sono detenuti – sostiene la DIA – la reggenza è stata quindi affidata ai personaggi di secondo piano, comunque in grado di mantenere il controllo del territorio. Il clan Puca sarebbe costituito da un nucleo storico di affiliati ma, per le estorsioni e lo spaccio di stupefacenti, si servirebbe di giovani leve, arruolate di volta in volta tra i pregiudicati locali. Il sodalizio dei Petito-Ranucci-Silvestre è stato significativamente depotenziato dagli arresti. A dicembre, è morto, per cause naturali, a Viterbo, dove si trovava agli arresti do- miciliari, un componente della famiglia Petito. Nell’ultima parte dell’anno, a Sant’Antimo, si sono registrati attentati verosimilmente legati a contrasti per la spartizione delle piazze di spaccio. Il comune di Grumo Nevano, ricco di piccole e medie aziende, è storicamente assoggettato all’influenza criminale del clan Aversano. Lo stato di detenzione dei suoi vertici ha consentito lo sconfinamento dei clan di Sant’Antimo, interessati alla gestione delle estorsioni e del traffico di droga. Analogamente ad altre aree comunali confinanti, è presente una microcriminalità proveniente dalle aree arzanese, di Sant’Antimo e di Secondigliano, dedita soprattutto a reati predatori.

Afragola, Casoria, Caivano. I comuni di Afragola, Caivano, Casoria, Cardito, Carditello, Frattamaggiore, Frattaminore e Crispano rimangono sotto l’influenza criminale di gruppi gravitanti nell’orbita del clan Moccia, che opererebbero in relativa autonomia. Negli ultimi quattro comuni, in particolare, secondo la DIA, opera il clan Pezzella, referente dei Moccia, che ha stretto una strategica alleanza con il gruppo Ciccarelli del “Parco Verde” di Caivano, una delle più lucrose piazze di spacciò dell’hinterland napoletano, contrapponendosi alle mire del gruppo Cennamo di Crispano di controllare il traffico di droga a Caivano e le estorsioni a Cardito. Ad Afragola, nel rione Salicelle, opera il gruppo Barbato-Bizzarro. I Moccia sembrano aver ceduto dunque a questi gruppi satellite la gestione diretta di reati quali estorsioni, contrabbando di sigarette, gioco clandestino, traffico e spaccio di stupefacenti, preferendo orientare le loro attività nel reinvestimento di capitali, per evitare il coinvolgimento in faide che potrebbero incidere sulla coesione del sodalizio. Va, tuttavia, evidenziato come i territori in esame non siano immuni da uno stato di fibrillazione, in parte dovuto all’emersione di piccoli gruppi dal sottobosco della criminalità comune. A Casavatore operano i clan Vanella-Grassi, egemone a Secondigliano ed Arzano, e il clan Ferone.

Casalnuovo e Volla. Nel territorio di Acerra non si registrano sostanziali novità negli assetti criminali rispetto ai semestri precedenti. Nel comune sono presenti i Di Bruno e Granata, tra cui si sarebbe instaurata una sorta di reciproca tolleranza, fun- zionale alla gestione delle attività illecite. A Casalnuovo e Volla si conferma l’operatività dei cartelli Rea-Veneruso e Piscopo-Gallucci, che si contendono la gestione ed il controllo delle estorsioni e del traffico di stupefacenti. Sempre alta è la pressione estorsiva, come confermato dalle indagini dell’Arma dei Carabinieri che hanno portato all’arresto348 di tre esponenti del clan Piscopo-Galluccio, per le estorsioni praticate nei confronti di una ditta impegnata in servizi cimiteriali.

Pozzuoli e area flegrea. Nei comuni di Pozzuoli e Quarto è operativo il cartello Longobardi-Beneduce, destinatario di numerosi provvedimenti cautelari emessi dall’Autorità Giudiziaria partenopea ed eseguiti, nel mese di novembre, dall’Arma dei Carabinieri. Le investigazioni hanno accertato l’esistenza di un controllo capillare delle estorsioni ed il tentativo dell’organizza- zione camorristica flegrea di inserirsi nel business dei subappalti. Sono state, inoltre, raccolte evidenze circa l’inten- zione del gruppo di riacquisire la gestione monopolistica dello smercio di droga (cocaina, marijuana e hashish, tra Napoli – Rione Traiano e Arco Felice – Pozzuoli e Licola), dopo la scarcerazione del capo della famiglia Longobardi, avvenuta nel mese di maggio. Tra i destinatari della misura cautelare figurano anche i nipoti del capo del clan Beneduce – reggenti del sodalizio durante la detenzione dei boss – ed un imprenditore ittico di Pozzuoli che, il 7 settembre 2016, poco prima del- l’emissione dell’ordinanza a suo carico, è stato trovato ucciso all’interno di un’auto intestata alla figlia del capo del clan Longobardi. Nei comuni di Bacoli e Monte di Procida si segnala, infine, la famiglia Pariante, attiva nelle estorsioni e nel traffico di sostanze stupefacenti.

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