Pensioni false, la “parentopoli” della criminalità: ecco quanto prendevano i dipendenti infedeli

Pensioni false, la “parentopoli” della criminalità: ecco quanto prendevano i dipendenti infedeli

Giugliano. Un meccanismo quasi perfetto quello delle false pensioni gestite dal clan Mallardo, scoperto dalle indagini della Dda e della Guardia di Finanza di Napoli grazie al racconto del pentito Giuliano Pirozzi che oggi ha portato all’arresto di 33 persone ed altri 53 indagati. I coinvolti formavano un decreto di concessione della pensione di invalidità dell’indennità di accompagnamento interamente falso in quanto mai emesso dal dirigente dell’ufficio invalidi civili del Comune di Giugliano, documento che poi trasmettevano all’Inps. Dapprima si procedeva alla documentazione falsa e il decreto falso. Un personaggio, per adesso fuori dalle indagini, redigeva il falso decreto di invalidità in quanto aveva timbri, carte intestate e veline.

I documenti venivano consegnati all’ufficio invalidi civili dove lavoravano i dipendenti infedeli che ben sapevano. A collaborare anche un direttore di un ufficio postale che rendeva facile la movimentazione di denaro e gli arretrati che andavano direttamente nelle casse del clan. Il raggiro fruttava tantissimo, circa 80-90 mila euro per un totale di circa 250 pratiche false. Nel corso degli anni la cifra sottratta è stata stimata in 9 milioni di euro. Il dipendente corrotto aveva su ogni pratica 2500 euro, il direttore delle poste tra i 1500 e i 2000 euro. Coinvolto anche un ex consigliere comunale che faceva peso sull’ufficio sfruttando sia la sua carica sia la sua parentela con il boss Feliciano Mallardo. Ma non solo lui, tra i tanti nomi contenuti nell’ordinanza spuntano diversi familiari di affiliati alla cosca dei “Carlantonio” (si va dalla nonne ai nipoti, fino ai parenti acquisiti).

La spartizione delle somme accreditate (soprattutto gli arretrati) avveniva assicurando una quota al clan Mallardo (gestita da un noto esponente considerato uno dei ras di quelli che adesso sono ritenuti gli Scissionisti con base nella palazzine Ina Casa), uno quota all’organizzazione che gestiva la falsa pratica, uno quota per i 3 funzionari comunali (Pietro Cecere, Maria Iodice, Alfredo Di Napoli), una quota per il direttore della Posta, una quota ad un dipendente infedele dell’ines, ed una quota al falso invalido destinatario della falsa indennità.

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