Omicidio Pasquale Romano, arrestati in sei che favorirono la latitanza del killer Giovanni Vitale

Omicidio Pasquale Romano, arrestati in sei che favorirono la latitanza del killer Giovanni Vitale

Napoli. Nella mattinata odierna, il Gruppo di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) del Nucleo Polizia Tributaria di Napoli ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare – emessa dal Gip presso il Tribunale di Napoli su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di 6 persone ritenute responsabili, in concorso fra loro e a diverso titolo, dei delitti di favoreggiamento personale ed estorsione aggravata dal c.d. “metodo mafioso” (art. 7 L. 203/91).

Il provvedimento trae origine dalle risultanze dell’attività investigativa svolta dallo stesso G.I.C.O. in occasione della cattura di VITALE Giovanni, alias Gianluca, esponente del clan Abete- Abbinante- Notturno, ricercato in relazione all’omicidio di Pasquale Romano avvenuto il 15 ottobre del 2012 in piazza Marianella a Napoli. ln particolare, il giovane – incensurato e totalmente estraneo a contesti di camorra – venne ucciso per errore dai sicari degli Abete-Abbinate-Notturno in quanto “scambiato” per Gargiulo Domenico, alias “Sicc Penniell”, vittima designata nell’ambito della faida a quel tempo in corso con il clan della Vinella-Grassi.

Le tempestive indagini avviate all’indomani del tragico episodio consentirono in breve tempo di individuare i responsabili dell’omicidio in alcuni soggetti ritenuti affiliati al clan Abete- Abbinante- Notturno tra cui, oltre al VITALE, figuravano anche Salvatore BALDASSARRE, Giuseppe MONTANERA, Giovanni MARINO, Anna ALTAMURA ed i figli Carmine e Gaetano ANNUNZIATA, i quali venivano, pertanto, colpiti dapprima da un provvedimento di fermo emesso da questa D.D.A. e, successivamente, da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal GIP presso il Tribunale di Napoli il 15 dicembre 2012.

Sfuggito in un primo momento alla cattura, il VITALE veniva localizzato all’interno di un cineforum abbandonato in zona Scampia e veniva quindi tratto in arresto il successivo 21 dicembre da personale del GICO, all’esito di una attività investigativa supportata da attività di intercettazione.

Proprio nell’ambito delle investigazioni finalizzate alla ricerca del VITALE, è stato possibile ricostruire l’intera rete di soggetti che ne avevano favorito la latitanza, familiari ed affini e soggetti apparentemente insospettabili . Inoltre, l’analisi delle conversazioni intercettate e i riscontri documentali e dichiarativi acquisiti hanno consentito di fare luce su una peculiare quanto allarmante vicenda estorsiva posta in essere da soggetti vicini, o comunque a vario titolo legati al latitante che, nel periodo coincidente con la sua ” assenza dal territorio”, si sono prodigati nel reperire somme destinate al suo sostentamento- favoreggiamento.

ln particolare agli indagati è contestato di avere costretto, con modalità tipicamente camorristiche, il liquidatore del Fondo Garanzia per le Vittime della strada di Napoli (organismo di indennizzo gestito per la Regione Campania dalla Società Generali Businnes Solution S.p.A.) a firmare una quietanza di pagamento di 12.000 euro per la liquidazione di un sinistro stradale .

Al funzionario veniva imposto di definire immediatamente la pratica con la minaccia, in caso di rifiuto, di ritorsioni nei confronti della moglie e dei figli (di cui venivano indicate generalità e domicilio) rivendicando la loro appartenenza al clan dell’ “alleanza di Secondigliano” e affermando, fra l’altro, di essere dediti all’ “uccisione dei bambini nelle culle”.