Omicidio Esposito alla Sanità, il racconto del ‘basista” dei Lo Russo: “L’ho fatto perché sono tossicodipendente”

Omicidio Esposito alla Sanità, il racconto del ‘basista” dei Lo Russo: “L’ho fatto perché sono tossicodipendente”

Napoli. L’omicidio del boss del Rione Sanità, Pierino Esposito, raccontato dal pentito. A parlare è Rosario De Stefano, basista del clan Lo Russo di Miano. I “Capitoni” uccisero Esposito nel dicembre 2015. A settembre nel corso di un a “stesa” morì invece il 17enne innocente Genny Cesarano. Adesso la cosca dell’area nord è in ginocchio dopo la raffica di arresti e la decisione dei vertici di collaborare con la giustizia.

E’ una racconto da brividi quello di De Stefano. A riportarlo è Cronache della Campania.“Con riferimento all’omicidio di Esposito Pietro (detto Pierino), voglio dire che ammetto di aver partecipato a tale omicidio con il ruolo che dirò e che l’ho fatto perché sono tossicodipendente da cocaina – ha riferito De Stefano – Premetto di essere stato il compagno di De Musis Antonella, madre di mia figlia, e attualmente compagna di Lo Russo Carlo. Con specifico riferimento all’omicidio di Pietro Esposito, ricordo perfettamente che la mattina del mercoledì precedente al sabato in cui fu ucciso Pietro Esposito, fui convocato a casa di Antonella De Musis a Chiaiano, dove trascorreva l’intera giornata Carlo Lo Russo, il quale si ritirava presso la propria abitazione di Miano solo di notte (dalle 7.00 alle 19.00 del giorno dopo in quanto sorvegliato speciale).

“Ebbene, quel mercoledì mattina Carlo Lo Russo, – alla presenza di Antonella De Musis Perfetto Ciro, Lucarelli Luigi, Buono (non ricordo il nome), Torre Mariano, De Angioletti (non ricordo il nome), Vincenzo Lo Russo detto o signore e Vincenzo Lo Russo (di Carlo Lo Russo) – mi disse che voleva ammazzare Pietro Esposito e chiunque lo appoggiasse in virtù di una grave offesa che gli aveva fatto; in quel contesto, e ripeto alla presenza di tutti i soggetti che ho menzionato, mi chiese se io potessi fornire un appoggio logistico alla Sanità dal momento che io vivevo in quel quartiere, e io accettai dal momento che già in quel momento mi diedero 5 grammi di cocaina.”

“Già nella notte tra lo stesso mercoledì e il giovedì si presentarono presso l’abitazione di mia sorella dove io in quel momento vivevo, nella Sanità, Antonella De Musis, Ciro Perfetto e Luigi Cutarelli; ricordo perfettamente che Cutarelli e Perfetto avevano due pistole per ciascuno, e segnatamente Luigi Cutarelli aveva due calibro 45 e Ciro Perfetto aveva una 9 per 21 e una Glock.. La casa si trova in via Penninata, che si articola in una rampa di scale; la casa di mia sorella è un “basso” che ha al piano terra la cucina con un bagno e al piano di sopra una stanza da letto con un altro bagno; anche quella notte la De Musis, che accompagnò il Perfetto Ciro e il Cutarelli Luigi., mi portò sei/sette grammi di cocaina. A tale riguardo voglio precisare che il mandato di Carlo Lo Russo era quello di fare una “strage”, nel senso che fu proprio il predetto Lo Russo Carlo a dire, anche avanti a me la mattinata del mercoledì, che “doveva morire” non solo Pietro Esposito insieme al gruppo di ragazzi che “stavano vicino” allo stesso”.

Poi prosegue: “…Io dunque avevo il compito di ‘uscire in mezzo alla Sanità’ ed avvertirli nel caso in cui avessi visto Pierino e i suoi. A tale riguardo il Perfetto e Cutarelli mi diedero un telefono usa e getta; in proposito preciso che tali telefoni “dedicati” venivano procurati da Torre Mariano che li acquistava a Marano e Giugliano e che poi ci toglievano i microfoni, che i telefoni potevano essere utilizzati solo per mandare e ricevere sms. Comunque ammetto di aver fatto da ‘specchiettista’ per tale omicidio.”