Nicola Notturno ucciso nel rione-bunker: le indagini prendono due direzioni

Nicola Notturno ucciso nel rione-bunker: le indagini prendono due direzioni

La presunta ascesa criminale di Nicola Notturno, 21 anni, è stata soffocata sul nascere, sotto casa. L’altra notte i killer sono entrati in azione in via Ghisleri a Scampia e l’hanno freddato con una decina di colpi, inutile il tentativo di fuga, durato circa 80 metri. Nicola ‘o chiatto, figlio di Raffaele e nipote di Enzo e Gennaro, è stato ucciso molto probilmente per una vendetta trasversale.

Lo zio Gennaro, alias ‘o sarracino, da qualche settimana sta infatti collaborando con la giustizia, a quanto pare fornendo dettagli importanti per ricostruire la prima faida di Scampia. L’altra pista in campo è quella dell’epurazione interna ma certamente la tempistica tra pentimento e agguato fa pensare.

Le indagini, se si esclude la pista interna, prendono due direzioni: la Vanella Grassi, già in guerra con i Notturno nella terza faida, e gli Amato-Pagano, ex alleati poi diventati nemici. Lo zio pentito sarebbe tirando in ballo pezzi da novanta tra quello schieramento un tempo sotto la stessa bandiera nella guerra ai Di Lauro, su ben 30 omicidi. In molti potrebbero essere spaventati dunque da quello confessioni, anche se Gennaro Notturno manca dal territorio da 13 anni e dopo un lungo periodo al 41bis potrebbe raccontare episodi datati ma comunque colpire duramente la criminalità organizzata dell’area nord.

Il giovane aveva parcheggiato la Fiat 500 e stava per rientrare a casa. Lo attendeva però un’auto con tre persone: un autista e due esecutori. Ha provato a correre per circa 80 metri, entrando nella palazzine dove abitava da poco da solo. I killer hanno fatto partire però una raffica di colpi e l’hanno fatto crollare. In ospedale Notturno junior è arriva già cadavere.

Nick era considerato un ‘capuziello’, un tipo che non si faceva passare la mosca sotto al nas, sicuro di sè al limite della spavalderia. Al di là del contesto in cui è cresciuto e della brutte amicizie, però, era incensurato seppure noto alle forze dell’ordine. A quanto pare aveva deciso di entrare nel programma di protezione e si sentiva sicuro. Fino a qualche anno era impensabile infatti penetrare il Lotto Ta per mettere a segno un raid di morte, nemmeno Cosimo Di Lauro ci riuscì.