Napoli, com’è cambiato il gioco dal tempo dei Borboni

Napoli, com’è cambiato il gioco dal tempo dei Borboni

La diffusione del gioco del lotto a Napoli in età borbonica si è tradotta sin dalla sua comparsa in una rete di comunicazione sociale fortemente caratterizzata da un linguaggio simbolico su scala collettiva. Il gioco ha sempre prodotto meccanismi di identificazione che hanno portato a una frequentazione di massa dei luoghi dedicati ai 90 numeri.

Queste le origini, ma guardiamo come è cambiata oggi la percezione del gioco di fortuna, ovviamente no solo del lotto, da parte della comunità:

Un intervento organico è stato approvato recentemente dal Comune di Napoli, in attuazione della legge regionale Campania n. 16 del 2014, con riferimento anche alle sale scommesse, che tra l’altro prevede l’espresso divieto dell’esercizio di tali attività in alcune aree del centro Storico (delibera n. 74 del 2015, scheda).

Lunedì 30 gennaio, presso la Sala della Giunta di Palazzo San Giacomo di Piazza Municipio Comune di Napoli, l’assessorato al Lavoro e alle Attività Produttive del Comune di Napoli, insieme alla UOC/Coordinamento Dipendenze della ASL NA1 Centro, ha tenuto un convegno nazionale dal titolo: “Le strategie italiane dei servizi per il Gioco d’Azzardo Patologico: orientamenti e prospettive”, al quale hanno partecipato esperti, ricercatori e gli operatori di alcune tra le più significative esperienze italiane di Servizi Pubblici.

Inoltre, il nuovo regolamento comunale varato per Napoli, “disciplina ora sostanzialmente il gioco attraverso la sua proibizione”, in quanto si consente l’attività nelle sale e l’accensione degli apparecchi da intrattenimento per cinque ore giornaliere.

Cosa è successo quindi dal tempo dei Borbone di Napoli ad oggi? Come è perché è così cambiato l’approccio al gioco da parte delle istituzioni e di una fetta della cittadinanza?

Le analisi sarebbero molte e non ci basterebbe lo spazio di un articolo per i dovuti approfondimenti. Quello che brevemente si può dire è che, oltre all’effetto ludopatia che a causa della crisi si è andato sempre più radicalizzando tra le fasce meno abbienti, c’è il fattore legalità. Ecco perché abbiamo deciso di concentrarci su questi aspetti.

Purtroppo molte attività non sono in regola. Basta buttare un occhio ai dati presenti sui “Quaderni dell’antiriciclaggio” dell’Unità di informazione finanziaria per l’Italia (Uif) della Banca d’Italia, dove le denunce di operazioni sospette nel settore scommesse, sono cresciute esponenzialmente.

Ma non è solo nell’ambito della rete fisica, il cosiddetto off line, che si registrano irregolarità. Le attività illegali su web sono esattamente, come per alcune sale gioco, fonte di riciclaggio e di finanziamento per organizzazioni criminali di connotazione mafiosa. Anche in questo caso sono presenti azioni per verificare la legalità del sito e per salvaguardare il giocatore. Per riconoscere le attività on line dedicate al gaming legalmente autorizzate ad operare nel Paese, basta consultare quelle in possesso di una regolare licenza di gioco AAMS. I siti in possesso della licenza, hanno i loghi dell’AAMS e dei monopoli di stato presenti in tutte le pagine sono, inoltre, cliccabili con collegamento al sito dei monopoli di stato. Bisogna verificare sia per la home del sito che per tutte le altre pagine la presenza dei loghi indicati ed, inoltre, il logo del “gioco responsabile” collegato ad una pagina in cui si spiega come fare a stabilire i propri limiti di gioco e cosa fare nel caso si pensi di essere affetti da patologie legate al gioco.

Tirando le somme, e non potendo in questa sede articolare approfondimenti di natura storica, antropologica e sociale, possiamo semplicemente spingerci a dire che la ritualità ha cambiato le sue forme e l’avvento della globalizzazione così come quello della rete sta dettando nuove regole e nuovi ‘scenari di gioco’. Per l’appunto.