Napoli, sei arresti al Santobono per appalti truccati. Tutti i nomi

Napoli, sei arresti al Santobono per appalti truccati. Tutti i nomi

Sei arresti all’ospedale Santobono – Pausilipon di Napoli e una raffica perquisizioni per presunti appalti truccati. In tutto dieci misure cautelari emesse dalla Procura di Napoli, su richiesta della DDA, a carico di amministratori di strutture pubbliche, legali rappresentanti di imprese e imprenditori ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di corruzione, turbata libertà degli incanti, tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

I nomi. Tra le persone coinvolte inisce agli arresti domiciliari l’avvocato Guglielmo Manna, ex marito del giudice Anna Scognamiglio, già a processo con uomini dello staff del governatore Vincenzo De Luca per altri reati.Sono finiti agli arresti anche Pasquale Arance, tra i dirigenti del Santobono, e Umberto Accettullo, a sua volta direttore amministrativo dell’Adisu Orientale, Partenope e Federico II. Tra i capi di imputazione spunta anche un appalto per la fornitura delle strutture universitarie. Corruzione è l’accusa ipotizzata.  In carcere è finito pure Giorgio Poziello, coordinatore infermieristico della sala operatoria del Santobono-Pausilipon, accusato, tra l’altro, di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

L’inchiesta. Le indagini hanno consentito di accertare come Dirigenti della societa “Manutencoop” di Bologna e della societa Euro Servizi Generali Group – temporaneamente associate tra loro per partecipare alla gara di appalto per l’affidamento dei servizi di pulizia, sanificazione, sanitizzazione, facchinaggio, logistica e movimentazione/distribuzione merci presso i magazzini farmaceutico ed economale, portierato, custodia ed assistenza al pubblico, manutenzione delle aree a verde, gestione delle salme nella morgue delle strutture ospedaliere Santobono, Pausillipon e SS.Annunziata e della sede amministrativa, bandita dall’azienda ospedaliera di rilievo nazionale Santobono-Pausillipon per la durata di anni 3 prorogabili per altri 2 anni e per un importo di oltre 11 milioni e 500.000 euro – abbiano corrotto il dirigente medico e presidente della commissione di gara, Pasquale Arace, ii responsabile del settore legale, Manna Guglielmo, e il capo sala del reparto di chirurgia, Poziello Giorgio, tutti in servizio presso la citata azienda ospedaliera, promettendo loro la somma di 200.000 euro, elargita solo in parte, al fine di ottenere, nel luglio-agosto 2014, l’aggiudicazione del citato appalto.

A fronte dell’affidamento dell’appalto su indicato, erano stati concordati il pagamento di una “tangente” pari a circa il 2% dell’importo dell’appalto, della quale sono stati erogati, tra ii dicembre 2014 e l’ottobre 2015, circa 55.000 euro, e la dazione di altre utilita, tra le quali l’assunzione, da parte di COCI Pietro, titolare di fatto della societa Euro Servizi Generali Group, della compagna dell’Arace e pagamento delle spese per farle conseguire la patente di guida.

La tangente. Le indagini hanno consentito di accertare come le somme di denaro destinate al pagamento della “tangente” concordata siano state in parte versate attraverso l’emissione, da parte della società “Manutencoop”, di una fattura pari ad euro 25.000 relativa ad operazioni inesistenti e, in particolare, avente ad oggetto conferimento di un fittizio incarico di consulenza al Coci. La suddetta gara di appalto ha gia formato oggetto di una precedente ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Napoli, su richiesta di questa Procura, in relazione alla corruzione posta in essere nei confronti di altro componente della stessa commissione aggiudicatrice ad opera della societa Kuadra, concorrente della ATI Manutencoop – Euro Servizi Generali Group. Dagli approfondimenti investigativi emersa un’ulteriore vicenda di corruzione nell’ambito dell’appalto per l’aggiudicazione del servizio di pulizie presso l’ADISU, Azienda Regionale per diritto allo studio universitario.

In relazione a tale appalto si accertato come l’imprenditore Pietro Coci abbia corrotto, attraverso la dazione di denaro e di altre utilità, Umberto Accettullo e Pasquale Greco, rispettivamente direttore amministrativo e geometra con funzione di supporto al R.U.P. dell’ADISU (Agenzia regionale per il diritto allo studio universitario) Orientale, Federico II e Parthenope. Nella circostanza la corruzione consistita nel versamento della somma di denaro di 20.000 euro e di altre somme di denaro di minore entita, non esattamente quantificate, oltre che nella dazione di un telefono cellulare IPHONE destinato a Greco Pasquale, in cambio delle quali Accettullo e Greco hanno affidato alle ditte facenti capo all’imprenditore Coci Pietro, alle figlie ed al genero di questi, Cosentino Pasquale, e in particolare alla ditta Pulitalia srl, numerosi appalti relativi ai servizi di facchinaggio, pulizia, traslochi, fornitura e lavaggio biancheria mediante la procedura dell’affidamento diretto e/o del “cottimo fiduciario”, in deroga alla normativa vigente in materia di appalti pubblici di servizi.

Grazie al circostanziato quadro probatorio raccolto a suo carico nel corso delle indagini, l’imprenditore Pietro Coci – le cui dichiarazioni sono state riscontrate oltre che dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali e dalla documentazione acquisita, anche da servizi di osservazione e di pedinamento – ha reso ampia confessione ai Pubblici Ministeri, ammettendo di aver corrotto Pasquale Arace, Guglielmo Manna e Giorgio POZIELLO per ottenere l’aggiudicazione della gara bandita per il servizio di pulizie da svolgersi presso l’azienda ospedaliera di rilievo nazionale Santobono Pausillipon, nonche dichiarando di avere agito, per tale appalto, d’intesa con dirigenti della Manutencoop di Bologna.

Il secondo appalto. COCI ha inoltre ammesso le proprie responsabilita in ordine all’appalto per l’aggiudicazione del servizio di pulizie presso l’ADISU, dichiarando di avere corrotto Umberto ACCETTULLO e Pasquale GRECO, rispettivamente direttore amministrativo e funzionario dell’ADISU.

L’ombra del clan. DaIle indagini inoltre emerso come Giorgio Poziello, al fine di ottenere la corresponsione della “tangente” da parte del Coci abbia minacciato cognato e collaboratore di quest’ultimo, MUROLO Antonio, di far intervenire esponenti del clan camorristico POLVERINO, operativo nell’area nord di Napoli. Per tale motivo Poziello risponde del reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Infine è emerso come Russo Gaetano, impiegato del Santobono, abusando delle sue quanta e delle sue funzioni, per agevolare l’imprenditore Coci, facendogli ottenere pagamento delle fatture per le prestazioni rese, ha omesso di segnalare agli organi competenti mancato versamento, da parte dell’impresa del Coci, dei contributi INPS, ottenendo in cambio la corresponsione di una “tangente” di 500 euro al mese e l’assunzione del figlio nelle societa facenti capo al Coci.

Il precedente. Neanche un mese fa un altro terremoto giudiziario aveva travolto un’altra importante struttura ospedaliera napoletana, l’Istituto-fondazione Pascale, polo d’eccellenza per la cura delle neoplasie. In quel caso finirono in manette sette persone per corruzione, tra cui il primario Francesco Izzo e la moglie, Giulia Di Capua, per alcune commesse milionarie riguardanti l’acquisto di costosi macchinari per la cura di tumori.