Marano. Ricognizione mutui, la Corte dei Conti assolve l’ex sindaco Perrotta

Marano. Ricognizione mutui, la Corte dei Conti assolve l’ex sindaco Perrotta

Marano. Per la Corte dei Conti, l’operazione ricognizione dei mutui avallata nel 2009 dall’amministrazione Perrotta, non ha comportato alcun danno erariale per l’ente. Da qui l’assoluzione dell’ex sindaco che ha governato Marano nel periodo 2006-2011, dell’ex segretario comunale Aldo Ferrara e di Luigi De Biase, all’epoca già dirigente dell’area amministrativa. I tre furono chiamati in giudizio nel 2014, a seguito della relazione di circa 200 pagine, stilata dall’Ispettore del Ministero delle Finanze, Vito Tatò, che, dal 4 novembre al 17 dicembre 2009, spulciò atti e delibere del Comune. Uno dei casi più eclatanti menzionati da Tatò fu quello della La.Ser srl, la società incaricata dall’amministrazione Perrotta a recuperare tutti i residui di mutui contratti dal Comune fino al 2009, da finalizzare alla realizzazione di altre opere pubbliche (ricordiamo che tali residui derivano dai ribassi d’asta praticati in sede di gara). Secondo Tatò potevano essere risparmiati più di 190mila euro. Cerchiamo di capire. Con delibera di giunta 63 del 23 aprile 2009, venne affidata alla La.Ser il compito di verificare quale parte dei mutui contratti dal Comune fosse stata impegnata e quale fosse invece ancora disponibile. Secondo Tatò, sarebbe stata già illegittima di per sé la procedura negoziata adottata per reperire sul mercato una ditta che potesse adempiere a tale funzione: c’era l’obbligo di invitare almeno tre operatori economici a presentare varie offerte, mentre, dalla lettura della delibera, sembrerebbe emergere che nessun soggetto sarebbe stato invitato (nemmeno la La.Ser).

In ogni caso “questo tipo di attività (ovvero la ricognizione dei mutui, NdR) – è scritto nella relazione – riveste carattere di ordinarietà, per cui l’affidamento all’esterno della stessa appare ben poco giustificabile, considerato che l’Ufficio tecnico del Comune è la struttura più indicata a fornire indicazioni circa lo stato dei lavori pubblici seguiti dallo stesso”.

Tatò, infatti, fa rilevare che con delibera 116 del 14 luglio 2009, vengono autorizzati i dipendenti comunali Antonio Ruggiero e Gianni Napoli a collaborare in maniera occasionale con la La.Ser al fine dello svolgimento dell’attività richiesta.

In pratica – continua la relazione – l’attività sembrerebbe essere stata materialmente effettuata dagli stessi dipendenti del Comune, in quanto la società affidataria dell’appalto non era in grado di portare a termine l’incarico assegnato in autonomia. Per svolgere tale compito, i dipendenti dell’Ente hanno ricevuto verosimilmente compensi dalla La.Ser”.

Inoltre, Tatò fa notare come l’autorizzazione ai due dipendenti a svolgere attività in favore della La.Ser, sia stata revocata nel periodo della sua ispezione, in pratica quando l’attività era terminata.

Sulla questione, si pronunciò anche l’ex sindaco Bertini il quale rilasciò al periodico l’attesa la seguente dichiarazione: “sono stati fregati diverse decine di migliaia di euro ai contribuenti, forse per fare un generoso dono a qualcuno. Rimane, infatti, il forte sospetto che ci potrebbe essere stata la spinta di qualche amministratore dell’epoca a favorire la La.Ser, per ottenere, probabilmente, qualche beneficio”.

Al di là di come sono andate le cose, resta il fatto che per la Corte dei Conti non c’è stata alcuna colpa dei tre imputati, ma soprattutto nessun danno erariale per l’Ente.

“E’ la seconda volta, dopo la questione produttività – afferma Luigi De Biase, storico dirigente del Comune – che vengo assolto dalla Corte dei Conti, segno che ho sempre improntato la mia azione all’interno dell’Ente, all’insegna della massima efficienza, economicità e trasparenza”.

Dopo diverse assoluzioni, trova altro poco di giustizia l’ex sindaco Perrotta. I suoi cinque anni di gestione sono stati pieni di tormenti e difficoltà: probabilmente è stato caricato di più colpe di quelle che ha effettivamente avuto. Lo dimostra il fatto che i suoi due successori, Mario Cavallo e Angelo Liccardo, non hanno avuto vita facile. Il primo è rimasto piegato sotto il peso delle responsabilità e si è dimesso dopo appena nove mesi; il secondo, dopo una larga vittoria, si è ritrovato senza una maggioranza e ha deposto le armi con due anni di anticipo sul termine naturale della consiliatura. Fare il sindaco di Marano, dunque, non è così facile e Perrotta, almeno, ci ha provato.

di Mimmo Rosiello