Marano. Patrimonio comunale: chi lo tocca, “muore”

Marano. Patrimonio comunale: chi lo tocca, “muore”

Marano. Chi tocca il patrimonio comunale rischia di morire, politicamente e amministrativamente: sembra il titolo di un film, invece è la cruda realtà della città di Marano. Sono falliti tutti i tentativi, fatti dalle diverse amministrazioni in questi anni, per far luce sul patrimonio. Sono circa venti anni che si annuncia di voler mettere ordine in un settore che potrebbe portare risorse nelle asfittiche casse comunali. Ma, finora, non si è approdati a nulla. Durante la gestione Bertini, si varò una speciale commissione consiliare, da cui non derivò niente. Tredici anni passati invano. Durante la gestione Perrotta, furono spesi 35mila euro per pagare due tecnici esterni (avvocato Andrea Biondi e architetto Monica De Vita) e diversi dipendenti comunali, coinvolti in un progetto finalizzato al censimento del patrimonio dei beni immobili di proprietà comunale. Biondi, coordinatore del progetto, per svolgere tale compito, percepì 10mila euro, mentre l’architetto De Vita 7mila euro; la restante parte fu divisa tra i dipendenti comunali. Su questo progetto intervenne anche l’ispettore del Ministero delle Finanze, Vito Tatò, inviato a Marano per controllare la regolarità degli atti politici e dirigenziali, che, a pagina 69 della sua relazione, scrisse: “I compensi percepiti dai dipendenti comunali per il progetto Patrimonio sarebbero illeciti, poiché finanziati a carico del bilancio dell’Ente e non dal fondo accessorio del personale”.

E’ una questione irrilevante quella che pone l’ispettore Tatò – replicò Luigi De Biase, all’epoca già dirigente dell’Area amministrativa – poiché quei soldi si programmano prima in bilancio, dopodiché sarebbero transitati dal fondo di produttività”.

Al di là di questi aspetti, il lavoro svolto dai tecnici esterni e dal personale interno fu sicuramente di ottima qualità, come evidenzia un funzionario comunale : “Peccato- aggiunge – che, finora, non è stato utilizzato”.

Il progetto iniziò nel 2008 e terminò a luglio 2010: si svolse in due step e, per la prima volta, fu condotta un’analisi seria e capillare di tutto quello che concerne il patrimonio immobiliare del Comune: al di là degli aspetti tecnici e contabili, fu creato un archivio informatico, attraverso il quale è possibile conoscere, con un semplice clic, la situazione di ogni singola unità immobiliare.

Tantissime le criticità che emersero, di cui molte ancora in essere, che furono elencate nella relazione finale del progetto. Eccole una per una. Nonostante la legge preveda che gli enti locali siano tenuti a redigere, alla fine di ogni esercizio finanziario, il conto patrimonio che riassuma, dal punto di vista gestionale, la consistenza e le variazioni del patrimonio mobiliare e immobiliare, non risulta che il Comune di Marano abbia, negli ultimi anni, adempiuto a tale incombenza. L’ultima lista di carico dei fitti, la quale riporta accanto all’elenco delle singole unità immobiliari anche i relativi canoni annuali di locazione, si riferisce al 1999. Manca, inoltre, un regolamento per la gestione dei beni immobili, da approvare con delibera di Consiglio comunale. Manca la copertura assicurativa per la responsabilità civile, per eventuali danni a cose o terzi che possano verificarsi negli immobili di proprietà comunale. La maggior parte degli immobili non risultano né accatastati né trascritti nella Conservatoria dei registri immobiliari. Tali adempimenti sono necessari e propedeutici a qualsiasi strategia gestionale (valorizzazione o dismissione del patrimonio) e risultano fondamentali anche ai fini tributari, fiscali e contabili. Non si conoscono in modo dettagliato le motivazioni, l’entità e i costi degli interventi di manutenzione per ogni singolo immobile. Si è evidenziata una impressionante e cronica morosità da parte degli occupanti degli immobili. Bisogna, infine, segnalare la preoccupante e inspiegabile mancanza, in archivio, di quasi tutti i contratti di locazione o di fitto.

Il lavoro svolto – è scritto nella relazione – con la creazione di un archivio unico, nel quale, per ogni singola unità immobiliare, sono confluiti e inventariati tutti gli atti in possesso dell’amministrazione nonché l’accertamento sicuro, aggiornato e veritiero sugli attuali occupanti degli immobili comunali, permette, oggi, all’Ufficio legale del Comune di esperire tutte quelle azioni giuridiche ordinarie e straordinarie per il recupero delle morosità attinenti ai canoni di locazione e le quote condominiali non versate, evitando che tali crediti siano, con notevole danno per l’Ente, travolti dalla prescrizione”.

Fu mai dato questo mandato all’ufficio legale?

Pure la seconda parte del progetto, finalizzata alla creazione di un regolamento per la gestione del patrimonio, fu completata e consegnata nelle mani dell’ingegnere Bruno Gagliardi, ex responsabile dell’Area Ambiente e Territorio, con delega al Patrimonio.

Abbiamo quasi ultimato la proposta di Regolamento per la gestione del Patrimonio comunale – ebbe a dichiarare il dirigente al giornale l’attesa a giugno 2010 – che, adesso, dovrà essere esaminato e approvato in Consiglio comunale”.

Nulla di tutto questo successe, poiché Gagliardi, in seguito all’elezione di Cavallo a sindaco, dovette lasciare l’incarico.

Con l’arrivo del Commissario straordinario, Gabriella Tramonti, ci fu una novità storica: l’approvazione del piano triennale 2012-2014 delle alienazioni degli immobili di proprietà comunale, attraverso il quale furono poste seriamente le fondamenta per la dismissione, a partire dal 2013, del patrimonio comunale. Questo passaggio fu possibile, poiché il dirigente dell’Area economico-finanziaria, Claudia Gargiulo (in quel periodo lavorò con ritmi insostenibili), in tempi record, riuscì a redigere il regolamento per l’alienazione dei beni immobili, un atto preliminare fondamentale all’approvazione del piano di alienazione. Ma come mai il Comune non aveva tale regolamento, benché fossero stati sborsati fior di quattrini per pagare tecnici esterni e diversi dipendenti comunali coinvolti nel progetto Patrimonio?

Una sorta di regolamento – dichiarò De Biase all’attesa – fu approntato in sede di realizzazione del Progetto Patrimonio, ma non c’è mai stata la volontà politica di portarlo in Consiglio comunale per l’approvazione”.

Gli interessi di chi bisognava difendere? Eppure dismissione del patrimonio avrebbe consentito di generare entrate straordinarie tali da rimettere in moto le finanze dell’ente.

Oggi, grazie all’impulso dato dall’assessore Anna Sorrentino, con delega anche al Patrimonio e ai Beni confiscati, e alla responsabile del settore Patrimonio, Angela Veccia, nonostante la carenza di personale, si sta cercando di mettere ordine in un comparto molto ma molto particolare.

di Mimmo Rosiello