Marano. La prima Casa-famiglia in Campania la fece istituire Piero Cerato, il manager recentemente scomparso

Marano.  La prima Casa-famiglia in Campania la fece istituire Piero Cerato, il manager recentemente scomparso

MARANO. Della morte di Piero Cerato e di quello che ha realizzato nella sua lunga carriera prima di funzionario e poi di manager della sanità campana, è stato detto quasi tutto, ma un particolare è sfuggito: grazie al suo impegno, l’ex USL 23, alla quale afferivano i sette Comuni del comprensorio giuglianese, fu la prima Unità Sanitaria in Campania a istituire una casa-famiglia. I protagonisti di questa vicenda, risalente al 1991, che fecero accelerare l’iter sono tutti maranesi e sono quasi tutti deceduti. Ecco i loro nomi: Castrese Turco, l’avvocato Giuseppe Carandente Giarrusso e il presidente dell’ACARD (Associazione Campana Assistenza Ragazzi Disabili) Antonio Passeretti.

Ma la vera protagonista fu Elisa Turco, all’epoca aveva 35 anni e abitava a Marano nella frazione di San Marco. Lei e suo fratello Castrese si ridussero alla fame per una Casa-famiglia promessa. Castrese, nel 91 aveva 44 anni, affetto fin dalla nascita da una severa forma di tetraplegia spastica, fu il protagonista involontario della disagiatissima vita della sua famiglia in tutti i suoi aspetti. A Castrese era stata promessa da anni la sistemazione in una “casa-famiglia”, struttura nata con una legge varata nel novembre del 1984 ma che, per mancanza di personale e motivi tecnici, mai vedeva applicazione nell’USL 23. E questo, nonostante l’edificio destinato ad accogliere Castrese e un’altra decina di diversamente abili, ubicato sulla provinciale Marano- Villaricca, fosse pronto da mesi. L’handicap di Castrese divenne un problema a molte dimensioni per la famiglia Turco: obbligato a stare immobilizzato a letto o sulla sedia a rotelle con catetere a permanenza, costrinse Elisa, sofferente di cuore, a rinunce e privazioni estreme, essendo l’unica a garantire l’assistenza a lui e agli anziani genitori ammalati.

L’ultimo rinvio indusse Elisa a cercare una soluzione inquietante: il digiuno volontario quale vibrata forma di protesta, che scatenò un vero e proprio putiferio ai vertici dell’USL. Infatti, nel giorno 16 aprile 1991, dopo un summit nella sede di via San Francesco (a Giugliano) al quale parteciparono il vicepresidente Antonio Tartarone, il responsabile dell’USL 23 per l’assistenza ai tossicodipendenti e portatori di handicap, Pierluigi Cerato, il presidente dell’ACARD Antonio Passeretti ed Elisa Turco, accompagnata dal suo avvocato Giuseppe Carandente Giarrusso, si risolse l’inquietante caso di Castrese e pose fine all’inverosimile contestazione di Elisa. La struttura aprì il primo luglio del 91 ed ospitò Castrese e altri 12 portatori diversamente abili semiautonomi, cioè con normali facoltà mentali. Insomma, la singolare contestazione di Elisa Turco servì, probabilmente ad accelerare l’ter in tempi eccezionali. In quell’occasione ringraziò tutti coloro che manifestarono la loro sincera e fattiva solidarietà: i giornalisti che ebbero un ruolo primario nel coinvolgere l’opinione pubblica; l’avvocato Giuseppe Carandente Giarrusso che l’assistette senza alcun compenso; l’ACARD, per il ruolo concreto, ma soprattutto Pier Luigi Cerato perché fu vicino a lei e alla sua famiglia nei momenti più difficili.

Castrese Turco morì dopo qualche anno, nel frattempo la casa famiglia fu spostata in via Marchesella a Villaricca e fu dedicata proprio alla sua memoria.

“La battaglia di Elisa – disse Cerato, in occasione dell’inaugurazione della casa famiglia di Villaricca – ha avuto un profondo significato morale e civile, perché lei, attraverso la figura del fratello, voleva stimolare le istituzioni a portare più attenzione verso i problemi dei disabili della zona. C’è riuscita”.

Cerato fece carriera: diventò direttore generale dell’ASL Napoli 2, ma il suo nome rimane legato al Centro di Medicina Sociale di Giugliano, una delle esperienze socio-sanitarie più innovative d’Italia.

Mimmo Rosiello