Marano, Asilo nido nell’area confiscata in via San Rocco, non ancora perso il finanziamento regionale

Marano, Asilo nido nell’area confiscata in via San Rocco, non ancora perso il finanziamento regionale

Marano. Il finanziamento regionale non è ancora perso. Al contrario di quello che ripetono insistentemente alcuni mass media locali. Consentirebbe di completare il lavori di realizzazione di una palazzina comunale da adibire ad asilo nido. Ce lo hanno confermato sia il sindaco, Angelo Liccardo, che il rup (responsabile unico del procedimento) dell’opera, ing. Gianluca Buonocore, dipendente dell’ufficio tecnico.

“Alla Regione – dice Buonocore – mi hanno assicurato che i soldi sono ancora accantonati e che la pratica potrebbe sbloccarsi da un momento all’altro. Personalmente ho inviato diversi solleciti e ho invitato il sindaco a fare altrettanto”.

Della vicenda asilo nido, da realizzare su un’area confiscata alla camorra, attraverso un finanziamento regionale e un cofinanziamento comunale , in passato se n’è occupata anche la nota trasmissione “Striscia la Notizia”. Il progetto, redatto dall’architetto Gennaro D’Alessandro, fu consegnato al Comune nel 2009, ai tempi dell’amministrazione Perrotta. Ma i lavori non ebbero inizio poiché, secondo la versione degli amministratori dell’epoca, alla Regione non si decidevano a erogare la loro quota di finanziamento. Invece, le cose non andarono così, poiché, l’8 febbraio 2010, arrivò una lettera al Comune proprio dalla Regione, con la quale il responsabile dei fondi Por-Fesr 2007-2013 chiedeva, entro 60 giorni, tutta la documentazione attestante l’avvio dei lavori e il conseguente quadro economico aggiornato in seguito alla gara, pena decadimento del finanziamento di circa 480mila euro. Fu, probabilmente, questa la goccia che fece decidere l’accelerazione dell’iter di espletamento della gara. Con determina 124 del 22 marzo 2010, infatti, iniziò la procedura negoziata, motivata dall’urgenza dei lavori, ma resa possibile anche perché la cifra in gioco era al di sotto dei 500mila euro (al di sopra, come previsto dalla legge e dal regolamento comunale bisognava espletare una gara aperta. Tale soglia recentemente è stata addirittura aumentata). Successe, a questo punto, un fatto insolito: l’invito non venne formulato solo a 5 ditte (il minimo previsto) iscritte all’albo di fiducia, come accadeva quasi sempre, ma a tutte quelle che avevano, all’epoca, i requisiti per quel tipo di lavoro. Al Comune arrivarono, però, solo offerte da cinque ditte: Avanguardia Tecnologica soc. coop., LA.SPE srl, La Metropoli soc.coop., la Ruggiero Costruzioni di Calvizzano, la I.CO.GE srl.

Ruggiero e Avanguardia Tecnologica furono escluse per carenza di documentazione, vinse la I.CO.GE, che presentò un ribasso dell’8,75% su un importo a base d’asta di 398mila241 euro. I lavori iniziarono (si cominciò anche ad abbattere un rudere fatiscente), ma furono subito interrotti, perché arrivò la diffida del legale del vecchio proprietario del terreno (ormai acquisito all’Agenzia del Demanio e assegnato al Comune come area confiscata), che invocò il rispetto di un’ordinanza di sospensiva della misura patrimoniale a carico del proprietario dell’area, emessa dalla sezione feriale del tribunale di Napoli. In attesa che si pronunciasse il tribunale, ci fu una lunga pausa di riflessione, durante la quale Bertini (all’epoca consigliere di minoranza) criticò fortemente l’operato, prima dell’amministrazione Perrotta e, poi, di quella Cavallo, poiché, secondo lui, non c’erano i motivi per interrompere i lavori. Bertini fece pure notare che non c’era motivo di inserire nel piano economico dell’opera, 120mila euro per gli espropri, visto che il nuovo proprietario del terreno è il Comune. L’ex sindaco rincarò la dose nei confronti dei dirigenti, perché non si decidevano a nominare il nuovo Rup (il responsabile del procedimento) dell’opera, motivo per cui, a suo avviso, la Regione non si decideva ancora a sbloccare il finanziamento. Così ci pensò il Commissario straordinario Gabriella Tramonti a sbloccare la vicenda, tant’è che con determina 413 del 31 ottobre 2012 si provvide a nominare Rup, Gianluca Buonocore e, contestualmente, anche a nominare come direttore dei lavori, Vincenzo Brasiello, entrambi tecnici del Comune. Furono avviati di nuovo i lavori con il rifacimento e potenziamento sia della condotta idrica che di quella fognaria. I lavori, però, si fermarono di nuovo a inizio 2014, nel frattempo il cortile adiacente al costruendo asilo fu preso di mira da vandali che rubarono tutto il materiale edile che serviva a completare la struttura. La Regione dispose il blocco di una ulteriore tranche di finanziamento, nelle more che il Comune inviasse all’ente di Santa Lucia ulteriore documentazione e nominasse un altro Rup, dopo l’uscita di scena dell’ing. Buonocore (sospeso dal lavoro) perché finì nel registro degli indagati per la vicenda di una palazzina costruita accanto al convento dei francescani di via Casalanno. Poi Buonocore è tornato al suo posto ed ha assunto di nuovo il ruolo di Rup. Ora si spera solo che arrivi al più presto il finanziamento regionale, poiché le casse comunali sono quasi all’asciutto.

Di Domenico Rosiello