Marano, alle ultime battute il processo contro Bertini e 4 attivisti antidiscarica Chiaiano: bloccarono i camion militari

Marano, alle ultime battute il processo contro Bertini e 4 attivisti antidiscarica Chiaiano: bloccarono i camion militari

In dirittura d’arrivo il processo contro Bertini e altri quattro attivisti antidiscarica: bloccarono i camion militari che portavano materiale alla cava di Chiaiano. I fatti risalgono a settembre 2008 e solo adesso, a distanza di circa otto anni, si va verso la conclusione. Dopo aver sentito il Dott. Trocino, dirigente del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Scampia, che all’epoca dei fatti aveva il comando delle operazioni di repressione delle attività antidiscarica, il Giudice ha deciso, inaspettatamente, di sentire gli imputati Mauro Bertini (sindaco di Marano dal 1993 al 2006), Gennaro Cappuccio, Giovanni Pagano, Annamaria Salzano e Antonio Fiorillo che il 6 luglio prossimo esprimeranno le loro ragioni nel processo che li vede accusati di aver ostacolato l’accesso alla costruenda discarica di Chiaiano di 5 autoarticolati dell’Esercito Italiano e Bertini (che fu prelevato a forza e condotto al Commissariato), in particolare, di resistenza a pubblico ufficiale per essersi opposto agli Agenti che lo stavano arrestando.
Come andrà a finire?
“Non lo so – afferma l’ex Primo cittadino di Marano – In tutta sincerità, non sono nemmeno preoccupato. Ho fatto quello che era giusto fare per la difesa del nostro territorio e lo rifarei se se ne presentasse ancora una volta la necessità. Sapevo, lo sapevamo un po’ tutti, di correre qualche rischio e lo avevamo messo in conto. Mi amareggia però vedere tanto accanimento contro delle persone assolutamente perbene che si sono battute per i diritti sacrosanti della loro città e scoprire poi che in quella discarica la camorra e la criminalità organizzata la facevano da padroni…e che i delinquenti, tutto sommato, eravamo noi”.

Nel 2008, durante i movimenti antidiscarica, concentrati alla cosiddetta rotonda Titanic, già si parlava di un ritorno sulla scena politica di Bertini. E l’ex sindaco non perse tempo. Dopo la sconfitta alle amministrative del 2006 (vinte da Perrotta), quando da Primo cittadino uscente non fu eletto consigliere comunale, non aveva mai nascosto la sua volontà di rimanere a fare politica a Marano. Prima cominciò con un fuoco di fila contro l’amministrazione Perrotta, attraverso manifesti e volantini; poi, con l’esplosione della questione discarica, partecipò alla protesta e, con le sue doti naturali di capo, riuscì a diventare uno dei leader. Eppure, sulle prime, l’ex sindaco sparò delle bordate di fuoco su quella mobilitazione che, secondo lui, si era “sviluppata in modo troppo militare e troppo organizzato”, spiegando che erano “scese in campo delle forze, degli atteggiamenti inequivocabili”. Il riferimento, illustrato in una serie di interviste televisive, era agli interessi camorristici sull’area delle cave e sulla lottizzazione adiacente. Stando ai fatti, a quanto pare, è stato un buon profeta.
Poi, evidentemente, le cose cambiarono. Bertini, che si era tenuto lontano dalle prime settimane di lotta e dalle cariche di polizia di maggio 2008, cominciò a farsi vedere alla “Rosa dei venti”, la rotonda della protesta, cominciò a intervenire alle assemblee e venne identificato come uno dei capi della lotta che univa centri sociali e cittadini, per lo più abitanti delle campagne adiacenti alle cave e del Parco Poggio Vallesana.
Insieme a loro Bertini organizzò una serie di proteste creative: prima il soft walking con le auto (code di veicoli che percorrevano lentamente tangenziale e autostrade), poi quello sulle strisce pedonali a Napoli. Infine, i cortei con i megafoni, con i camion, le manifestazioni simboliche con colapasta in testa e mattarello in mano come “armi”, e il blocco dei camion dell’Esercito che si recavano alla cava. Per quest’ultima trovata, Bertini fu addirittura fermato dalla polizia. Fu condotto al commissariato di Scampia e trattenuto per alcune ore. All’epoca si vociferò che le forze dell’ordine fossero intenzionate addirittura a far scattare per lui le manette e la custodia cautelare in carcere. Le accuse: resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio. Nel mirino, evidentemente, il suo ruolo di leader della protesta.

di Mimmo Rosiello