Arrestati i fratelli Aniello e Raffaele Cesaro: patto col clan Polverino per l’area pip di Marano

Arrestati i fratelli Aniello e Raffaele Cesaro: patto col clan Polverino per l’area pip di Marano

Arrestati gli imprenditori santantimesi Raffaele e Aniello Cesaro. Dalle prime ore di questa mattina, i carabinieri del ROS stanno eseguendo un provvedimento cautelare, emesso dalla procura distrettuale antimafia di napoli, nei confronti di 5 persone indagate per concorso esterno in associazione mafiosa, riciclaggio, minaccia e falsità materiale e ideologica commessa da pubblico ufficiale, reati aggravati dalle finalità mafiose.

Al centro delle indagini del ROS le infiltrazioni del clan “Polverino”, egemone nell’area nord occidentale di napoli, nella realizzazione del “piano di insediamento produttivo” del comune di Marano, importante infrastruttura per il rilancio dell’economia locale che prevede lavori per 40 milioni di euro.

Documentato il patto tra il clan camorristico e i fratelli imprenditori Aniello e Raffaele Cesaro di S.Antimo, funzionale all’aggiudicazione dell’appalto attraverso  intimidazioni mafiose e  reimpiego delle ingenti risorse economiche provenienti dai traffici illeciti del clan. Contestualmente i carabinieri stanno eseguendo un decreto di sequestro di beni immobili, partecipazioni societarie e rapporti finanziari per un valore di 70 milioni di euro.

Le indagini. Il provvedimento trae origine da un’articolata indagine avviata nel 2015 dai Carabinieri del Reparto Anticrimine di Napoli, che ha consentito di accertare le infiltrazioni del clan camorristico Polverino di Marano di Napoli nella realizzazione del Piano d’insediamento Produttivo2 (PIP.) del Comune di Marano, disvelando I’esistenza di un complessivo accordo econornico/criminale con i fratelli imprenditori Aniello e Raffaele Cesaro di Sant’Antimo.

Questi ultimi, infatti, attraverso loro imprese si sono aggiudicati ed hanno eseguito I’appalto per la realizzazione del PIP, infrastruttura strategica per lo sviluppo dell’economia locale, avvalendosi delle condizioni di forza e dei vanta.ggi derivanti dall’essere in society con gli esponenti apical’ del clan Polverino, dispiegando il potenziale potere intirnidatorio in ogni fase dell’iter amministrativo/procedurale del progetto al fine di:

  • – imporre al sindaco di Marano dell’epoca una variante al piano regolatore per l’approvazione del P.I.P.;
  • – determinare la nomina di urn professionista di fiducia per redigere to studio di fattibilita del PIP e predisporre tutti gli atti necessari per i’indizione e lo svolgimento della gara in modo da pilotarla a favore dei fratelli Cesaro; – intimidire i proprietari del terreni espropriati al fine di cedere alle pretese del cartello imprenditorialeicamorristico;
  • – predisporre, mediante due professionisti indagati in stato di libertà nel medesimo procedimento, una serie di atti e di certificazioni false relativi ai permessi per la realizzazione del capannoni e delle opere di urbanizzazione, nonche per ottenere sl collaudo tecnico amministrativo-provvisorio delle opere, esercitando indebite pressioni su pubblici funzionari per costringerli ad attes-care falsamente la conformità dei lavori.
  • Assegnare a società di riferimento del clan Polverino i lavori di sbancamento e le forniture di materiali. In tale contesto, nel corso delle indagini sono state evidenziate, oltre ai diversi tentative di inquinamento probatorio da parte degli indagati, numerose inadempienze contrattuali di tale gravity da determinare il 1° dicembre 2016, il sequestro preventivo delle opere di urbanizzazione, realizzate con it contribute pubblico di 4 milioni di euro, poste a servizio dell’area P.I.P. essendosi ravvisato un pericolo per l’incolumità pubblica dovuto al mancato collaudo e alla pessima esecuzione delle opere della rete fognaria, idrica e elettrica mediante l’utilizzo di materiali difformi ed inferiori di qualità rispetto a quell previsti.

L’attività investigativa ha consentito di accertare, inoltre, come il citato Piano d’Insediamento Produttivo del Cornune di Marano, realizzato dai fratelli Aniello e Raffaele Cesare in piena sinergia con il clan carnorristico Polverino, sia stato finanziato da ingenti somme di denaro frutto di traffici illeciti direttamente riferibili al capo clan Polverino Giuseppe, attualmente detenuto al regime del 41 his, ed impiegate nelle varie fasi del progetto.

In tale quadro, è stato accertato altresi come l’imponente attività di riciclaggio sia stata condotta anche mediante investimenti speculativi in complessi immobiliari di tipo residenziale, realizzati attraverso la mano dei cugini maranesi Di Guida Antonio e Di Guida Pasquale, anche con la partecipazione dell’ingegnere Giannella Oliviero, che hanno di fatto garantito la fittizia intestazione degli immobili alle società costruttrici, schermando la reale titolarita degli stessi in capo agli esponeuti del clan Polverino. Contestualmente è stata data esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo nei confronti degli indagati avente per oggetto partecipazioni societarie e rapporti finanziari per un valore stimato circa 70 milioni di euro.