Giugliano, Polis: “La questione Rom tra odio ed incapacità politiche”

Giugliano, Polis: “La questione Rom tra odio ed incapacità politiche”

Lungo post sulla questione Rom e Giugliano apparso sul blog ufficiale del Movimento Polis:  “Si fa un gran parlare in questi ultimi giorni le questioni che mettono a centro di accesi dibattiti la popolazione Rom di Giugliano, che da anni vive in precarie situazioni igienico sanitarie, nei pressi di discariche abusive e non, e molto spesso costretti ad inalare i fumi tossici di quei roghi che vengono frequentemente appiccati”.

Poi si prosegue parlando dell’ecovillaggio: “La creazione di un ecovillaggio, dove di “eco” non ha nulla; né nelle strutture né intorno a questo villaggio, che semplicemente sarà la riproduzione di nuovi alloggi simili a quelli concessi dalle popolazioni colpite dal terremoto dell’80. Non basta molto a capire che un milione di euro sono totalmente insufficienti per la costruzione di un ” ecovillaggio “, che dovrebbe avere determinate caratteristiche, come: utilizzo di materiale ad impatto zero e che preveda una certa percentuale di componenti riciclate; livello energetico di tipo A; impianti da rendere le strutture abitative relativamente autosufficienti.

Eppure oltre all’analisi spicciola di come sarebbe impossibile creare una determinata struttura con risorse economiche scarse, si legge un certo odio e razzismo che deve essere condannato e non aizzato da una minoranza destrorsa, che non riesce a confutare una soluzione fattibile e risolutiva a questo problema. Il vero handicap morale di questa minoranza, è l’involontà di riconoscere a questa minoranza etica il loro Status di cittadini giuglianesi a tutti gli effetti.
Ma sono più impegnati a costruire pregiudizi contro queste persone, che non hanno nessuna colpa in sostanza. Le loro deviazioni sociali non sono nient’altro che gli effetti di una politica che non ha voluto occuparsi di loro, senza facendogli corrispondere diritti e doveri in quanto cittadini. Se esiste ancora un campo Rom, è anche la conseguenza dell’indifferenza della politica nostrana, che non li ha voluti integrare. Ma quando si parla di integrazione, non si intende solamente collocarli in moduli abitativi popolari, perché il risultato è nullo. Integrarlo significa dare a loro, come a chiunque persona, occupazioni lavorative e servizi efficienti ed efficaci”.

Infine la proposta: “Dalla analisi si arriva alla proposta, che può essere ricercata anche altrove. Basti pensare come il piano casa del presidente brasiliano Lula, in risposta all’emergenza sociale e anche criminale delle favelas, possa sortire un doppio effetto: integrazione e mantenimento di una situazione di legalità. Oppure basti pensare ai condomini solidali, che cerca di dare una soluzione , seppur minima, all’occupazione nei quartieri popolari affinché questi non decidano di sottostare a lavoro in nero o ad altrettanti mansioni connesse allo spaccio di droga e all’estorsione, oltre a sortire un’azione di responsabilizzazione del condomino al proprio bene comune.

Forse è il momento di smetterla di dare soluzioni errate a problematiche che perdurano nel tempo e che fomentano sentimenti inumani e barbari”.