Giugliano, furto in famiglia. I malumori nel gruppo: “Devo sposarmi. Non mi hanno chiamato”

Giugliano, furto in famiglia. I malumori nel gruppo: “Devo sposarmi. Non mi hanno chiamato”

Un colpo da più di 20mila euro grazie alla chiave dell’appartamento ottenuto dalla pronipote della vittima. Un colpo nato quasi per vendetta, da un sentimento di risentimento della famiglia di Clara Pirozzi nei confronti della proprietaria dell’appartamento: “Il padre di Clara si lamenta sempre che la vecchia è un’infame – dice in un’intercettazione il fidanzato della ragazza, Luigi Cuciniello – un paio di zie hanno dato i buoni fruttiteri ai nipoti, quella è un’infame proprio, io la farei derubare, glielo direi a Clara. Sicuro ha la cassaforte, quella schifosa”.

Dai propositi di vendetta si passa al piano. “Quella è la zia – prosegue in un’altra intercettazione Cuciniello parlando con Posillipo – ha detto di oro ne ha parecchio, soldi lei sta bene, lei (Clara, ndr) una volta ha sentito dire che tiene la cassaforte”. “La troviamo noi se la tiene, no?” Propone Posillipo.

Dal piano si passa ai fatti. Il 23 giugno dell’anno scorso, la banda entra nell’appartamento di via Marchesella dopo aver ottenuto la chiave da Clara. I ladri aspettano le vacanze della donna, entrano nel condominio indisturbati fingendosi distributori di volantini, aprono la porta e, una volta dentro, scassinano la cassaforte. C’è di tutto: soldi, gioielli, buoni fruttiteri e monili. Una manna da 20mila euro, un piccolo tesoretto che fa uscire gli occhi da fuori ai malviventi ma che crea anche alcuni malumori nel gruppo criminale.

A quel raid non partecipò infatti il 21enne Vincenzo Nave e questo creò qualche malumore nei confronti del suocero, perché il giovane si doveva sposare e Cuciniello – secondo quanto emerge – sapeva del suo bisogno di soldi.  Prima infatti c’era stato un furto ad Arzano ed un altro in casa di una prostituta a Varcaturo dove erano riusciti a ricavare però solo un postamat inutilizzabile ed un cellulare.

“Mi servivano 300 euro, dovevo fare il bouquet alla ragazza perché mercoledì ci sta la parola (promessa di matrimonio, ndr) – si sfoga Nave con un altro indagato, Antonio Fiorillo – Ma con la carta non si poteva prelevare e la buttammo. Così gli dissi se devi fare qualcosa portami. Quando gli servo mi porta, invece questa volta non mi ha chiamato. Ha detto a Vincenzo Posillipo andiamocene, e stavo anche io davanti però mi ha detto tu non vieni perché ti devi sposare,” racconta ancora Nave. Una delusione difficile da digerire.

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