Afragola, retroscena sulla “macelleria” di camorra: Ferrara e Rusciano fatti a pezzi ancora vivi. VIDEO

Afragola, retroscena sulla “macelleria” di camorra: Ferrara e Rusciano fatti a pezzi ancora vivi. VIDEO

Li hanno fatti a pezzi, raccolti in grossi sacchi neri e sotterrati nelle campagne di Afragola, alle spalle della stazione dell’Alta Velocità. E’ la macelleria della camorra che ha fatto fuori Luigi Ferrara, 43 anni, di Casoria, e Luigi Rusciano, 53 anni, di Mugnano, ras del contrabbando di sigarette. Oggi, 24 luglio, sono stati arrestati i presunti killer: si tratta di due giovanissimi. Domenico D’Andò (in foto), figlio di Antonio D’Andò, probabile vittima di lupara bianca, scissionista – ed un 17enne all’epoca dei fatti 16enne.

La “macelleria” di camorra. L’orrore si è consumato in un appartamento a Giugliano, affittato dai due baby killer per l’occasione. I corpi di Rusciano e Ferrara sono stati smembrati in due parti con una sega, all’altezza del bacino, quando probabilmente erano ancora vivi.  I resti sono stati poi infilati in quattro buste di plastica nera e sotterrati ad Afragola, in località Ferra un metro di profondità ai piedi di una mimosa in fiore, probabilmente per coprire l’odore nauseabondo che sprigionavano i corpi in putrefazione. Una morte atroce, che soltanto la criminalità organizzata poteva infliggere.

La scomparsa delle vittime. Dei due uomini si erano perse le tracce nel pomeriggio del 31 gennaio scorso, quando erano stati visti girare nel rione Salicelle di Afragola, a bordo di una Fiat Idea. L’auto fu successivamente ritrovata poco distante dal rione, parcheggiata in un garage a pagamento, con i sedili sporchi di sangue, e con le carte di identità e i cellulari di Ferrara e Rusciano sul cruscotto della vettura. La loro scomparsa era stata denunciata ai carabinieri di Casoria e a quelli di Mugnano già poco ore dopo la loro sparizione. Poi il ritrovamento, forse è stata decisiva una soffiata.

La scoperta “horror”. All’arrivo della polizia mortuaria, è stato possibile aprire le buste di plastica e rinvenire i corpi. Qui la tragica scoperta: i cadaveri non presentavano fori di proiettile, il che fece sospettare che fossero stati fatti a pezzi mentre erano ancora vivi, tra urla e sofferenze atroci. Una scena orribile da immaginare anche per i magistrati, che parlano di un delitto «inquietante e devastante», come dice il questore Antonio De Iesu. Un delitto dietro il quale c’è una «grande aggressività dei killer». Un delitto, quello messo in atto dal minorenne e dal 24enne Domenico D’Andò, che dimostra ancora una volta «la maturità criminale di minorenni» e che è stato studiato nei minimi dettagli.

Il retroscena. Erano in affari le vittime e i carnefici, in un’area criminale riconducibile al clan degli Amato-Pagano nella quale si è poi creata una organizzazione parallela che gestiva per l’appunto il contrabbando di sigarette. A un certo punto D’Andò e il minorenne (il padre è in prima linea nel contrabbando di sigarette), hanno deciso di prendere il posto dei due ras Rusciano e Ferrara.