“E’ il momento di togliere 3-4 teste di mezzo”, così il baby boss Mallo commentò la strage alla Sanità

“E’ il momento di togliere 3-4 teste di mezzo”, così il baby boss Mallo commentò la strage alla Sanità

Napoli. Un summit con gli “amici del Rione Traiano” per commentare insieme l’agguato in via Fontanelle alla Sanità, raid in cui vennero uccisi il boss Giuseppe Vastarella e Salvatore Vigna. Mitra, «‘o kalash», e il giubbotto antiproiettile per partire dalla periferia nord e raggiungere quella occidentale.

E’ quanto emergere dall’intercettazioni della Dda sul gruppo del rione Don Guanella con a capo il presunto boss Walter Mallo. Un incontro per sedersi dinanzi a un computer e commentare l’ultimo aggiornamento on line riguardo il pesante agguato di camorra nel cuore di Napoli.

Adesso quelle dichiarazioni catturate dalla cimici nascoste degli investigatori sono finite nel processo per quel colpo mortale al clan Vastarella. Alla sbarra ci sono gli esponenti del clan Esposito-Spina-Genidoni, capitanati da Antonio Genidoni. Mallo non c’entra ma – come riporta Il Mattino – l’obiettivo dell’Antimafia è chiaro: dimostrare che non possono essere altri gruppi criminali responsabili dell’agguato e che lo stesso boss Mallo (alleato all’epoca di Genidoni) cade dalle nuvole di fronte alla notizia del duplice omicidio.

Insieme al ras del Don Guanella la sera dello scorso 22 aprile i carabinieri identificano Vincenzo Danise, Paolo Russo e Rudi Rizzo, poi Mallo dice: “Questa persona che ha fatto questa cosa può scendere pure domani e si prende la Sanità”. «Stiamo a casa dei compagni nostri», dice Russo alla madre di Mallo, mentre la parola passa al presunto boss Mallo. Eccola la sua analisi dell’agguato alla Sanità: «Fratello, hanno fatto una cosa sistemata eh? Non sappiamo chi è stato però so che è una cosa sistemata. È arrivato il momento buono che devono togliere tre o quattro teste da mezzo, questa persona che ha fatto questa cosa può scendere pure domani e si prende la Sanità». Poi un commento finale sulla dinamica: «Prima li hanno fatti azzeccare a tutti quanti poi psccc,!».

Alla sbarra nel processo ci sono – oltre a Genidoni – Emanuele Salvatore Esposito (figlio e fratello delle vittime dell’agguato nell’officina meccanica di via Unione Sovietica a Marano), Alessandro d’Aniello, in uno scenario investigativo in cui vengono riservate accuse anche a carico di Vincenza Esposito e Addolorata Spina.