Crisi politica a Melito, adesso sull’amministrazione Carpentieri pende la spada di Damocle del bilancio

Crisi politica a Melito, adesso sull’amministrazione Carpentieri pende la spada di Damocle del bilancio

MELITO. Adesso il rischio per Venanzio Carpentieri è dato dall’approvazione in consiglio del bilancio. La crisi politica a Melito non è affatto superata ma alle fibrillazioni interne al Pd si è aggiunta la grana del bilancio per cui l’opposizione presentò ricorso al Tar vincendolo. Adesso quello stesso atto deve passare nuovamente al voto dell’aula e qui Carpentieri deve trovare i numeri necessari per non andare a casa prima della scadenza naturale del suo mandato, cioè il 2018. La legge prevede infatti che la mancata approvazione del bilancio provochi lo scioglimento dell’amministrazione.

Per evitare ciò e per proseguire la consiliatura il primo cittadino sta valutando l’ipotesi di costituire una maggioranza alternativa visto che ormai il partito democratico si è tirato fuori, con le dimissioni dei tre assessori Mastropasqua, Rostan e Mariani, facendo ben capire che non è più intenzionato a sostenerlo. E nella nuova maggioranza ci sarebbero i consiglieri di opposizione che lo scorso lunedì non si sono recati dal notaio per firmare le dimissioni e sfiduciare Carpentieri. Tra questi Rosa Cecere, Giuseppe Cerrota, Alfonso Costa e i tre del Pd che non hanno voluto tradire il sindaco. Oggi sarà fissata la data del prossimo consiglio, quello decisivo. E difficilmente riuscirà ad approvare il bilancio in prima convocazione dove sono necessari tredici voti a favore. Attualmente Carpentieri ha dalla sua le liste civiche e forse i tre democratici Guarino, Pietroluongo e Amelio.

Quella parte di opposizione che era però pronta a mandare a casa il primo cittadino è ancora sul piede di guerra e chiede le dimissioni del sindaco. “Il paese è in ginocchio, non c’è più una persona che parli bene del sindaco – dice Amente – i cittadini vogliono andare a votare. Non riesce a tenere un consiglio comunale da 7 mesi e se lo fa solo in seconda convocazione. E’ sindaco e segretario provinciale del Pd e dalla sua parte non ha proprio i consiglieri del suo partito. Prima di essere sfiduciato si dimetta per il bene del paese”. Amente poi non si spiega l’assenza dei colleghi di opposizione al momento delle dimissioni dinanzi al notaio. “Tutti avevano dato la loro disponibilità poi improvvisamente sono stati fulminati sulla via di damasco. Non vorrei che dietro ci fossero altri motivi”.