Contini, storia di un clan senza pentiti. Ora sono loro che comandano a Giugliano

Contini, storia di un clan senza pentiti. Ora sono loro che comandano a Giugliano

Napoli. Un clan potentissimo. Inossidabile. Ricchissimo. Che niente e nessuno riesce a fermare. Neanche l’arresto, nel 2007, del boss Eduardo Contini, detto ‘O romano. O dell’attuale reggente, Paolo di Mauro, acciuffato nel 2010. Già, perché loro, i Contini, sono una delle poche cosche napoletane – se non l’unica – che non ha conosciuto scissioni o tradimenti interni. L’unica che, con l’indebolimento dei Licciardi e la decapitazione dei Mallardo, ancora garantisce la sopravvivenza dell’Alleanza di Secondigliano.

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Michele Di Biase, detto Paparella

L’alleanza, appunto. Dopo l’ondata di arresti e sequestri giudiziari e la morte del boss Feliciano, in nome di quell’alleanza pare che la cosca giuglianese dei Mallardo abbia passato le consegne proprio agli alleati del centro storico di Napoli, con cui condividono anche stretissime relazioni parentali. A confermarlo è l’ultima relazione semestrale della Dia: reggenza e gestione degli affari sono nelle mani del clan partenopeo.

In questo scenario si inserirebbe anche la morte di Michele Di Biase, detto Paparella. L’auto del fratello di Di Biase fu ritrovata lo scorso ottobre nel quartiere Vasto, territorio dei Contini, crivellata di proiettili. Del capoclan delle palazzine Ina Casa nessuna traccia. Gli inquirenti non escludono che la sua sparizione sia un caso di “lupara bianca” e che Papparella sia stato fatto fuori perché avrebbe deciso, insieme al figlio Nello, di mettersi in proprio nel mercato della droga, contravvenendo ai nuovi patti sanciti tra i Contini e i Mallardo.

Ipotesi, supposizioni, scenari. Difficile dire, per ora, dove sia la verità. Ma è certo che i Contini hanno dimostrato negli ultimi trent’anni un dominio e un controllo del territorio senza precedenti. Prima l’uccisione dei fratelli Giglio nella faida con i potentissimi rivali del clan Giuliano, poi il business della droga con i cartelli del Sud-America negli anni ’90, quindi i reinvestimenti milionari in attività e società commerciali di mezza Italia.

Chissà se i trenta arresti di ieri e il maxi-sequestro da 20 milioni di euro riusciranno finalmente ad aprire una breccia nel clan di Eduardo Contini, o se, invece, la cosca reggerà anche a quest’ennesimo colpo inferto dalla magistratura.